martedì 25 settembre 2012

Regione Lazio: Pd vs Pd

Se il Pdl piange, il Pd non ride.

La faida interna si sta consumando lontano dei media puntati sulle conseguenze che il caso Fiorito ha avuto sulla governatrice del Lazio, la  dimissionaria Polverini.
A rompere il muro del silenzio e dell'imbarazzo  è Michele Cardulli che con una lettera accorata lancia il 'j'accuse' contro Montino&Compagni colpevoli di aver incassato quei soldi, non pochi, ma maledetti e subito trasformati in manifesti. Ha ragione, caspita, eccome se ha ragione.
A scanso di equivoci però, è bene ricordarlo: Michele Cardulli non è un signornessuno.

Cardulli è stato per anni il capo ufficio stampa del Pd in consiglio regionale del Lazio.

Dopo anni di 'gavetta' da precario, entrò alla Pisana (sede del consiglio regionale) con un contratto a tempo indeterminato in virtù di un concorso pubblico piuttosto  controverso. Attualmente lavora presso l'ufficio stampa del Consiglio regionale, notevolmente implementato grazie all'infornata di addetti stampa selezionati con quel concorso bandito ai tempi della Giunta Storace con Presidenza del Consiglio Claudio Fazzone, anche quella piuttosto controversa.Una squadra che si occupa della comunicazione istituzionale del Consiglio cui si aggiunge la pletora di addetti stampa dei gruppi politici.  

Responsabile della sezione Pd di Capannelle, fa parte della segreteria regionale del Pd del Lazio. 

Oggi, Cardulli dismette i panni del dirigente di partito per interpretare la voce dei simpatizzanti democratici.

E si vergogna un po' per l'omertà con la quale il suo partito, il suo gruppo di riferimento non abbia profferito parola contro quel fiume di denaro che arrivava anche al gruppo del Pd in via della Pisana.

All'inizio pensi: "Come dargli torto?".
Poi ti chiedi: "Ma anche tu dove stavi?".
Perché non hai denunciato questo fiume di soldi che arrivava  sul tuo aggiornatissimo blog, www.sostienecardulli.it?
A quei tempi non avevi alcunché  da sostenere?

  

venerdì 21 settembre 2012

Pd, conflitti generazionali, Petruccioli alla Serracchiani: "Ma che dici???"



Le giovani donne non devono passarsela granché bene nel Pd.
Ieri, nottetempo, la (ex) star dell'empireo propagandistico dei democrat, l'europarlamentare Debora Serracchiani- la più votata in Italia alle elezioni del 2009 durante le quali ha superato addirittura Silvio Berlusconi- viene 'brutalmente' strattonata su Twitter dall'anziano Claudio Petruccioli, già parlamentare del Pci e di tutte le sue declinazioni succcessive. 
La 'sciagurata' ieri sul noto social media twitta un pensiero, a dire il vero, piuttosto banale:
"Di fronte all'uso fraudolento dei soldi pubblici, il compito della politica è costruire una cultura della legalità con proposte concrete".
Vabbe', lapalissiana, innocua. 
Forse un po' fumosa.
Ma niente di grave, insomma.
Eppure, subito dopo,
Claudio Petruccioli gli sbrocca con una furia degna da confronto congressuale:
 "Ma che dici???? Ma che significa???? Ma pensi a quelli che leggono, prima di scrivere????Non sono mica idioti".
Era da poco scattata la mezzanotte, un orario che, per tutte le donne un po' Cenerentola- quelle che improvvisamente passano dall'anonimato alla popolarità- 
 è l'ora fatale.
Ma quale sarà la colpa di Debora?
Quella di sostenere Renzi? O la vacuità del suo pensiero?
Forse entrambi.
E dire che Bersani ha appena candidato, in funzione di disturbo,  la consigliera regionale veneta Laura Puppato per indebolire la figura di Renzi.
Chissà che anche lui, Bersani 'il Puparo', in segreto,  non apostrofi così la sua Puppato:
"Ma che dici???? Ma che significa????".
Rigorosamente dopo la mezzanotte.


Ps.: Petruccioli, che ha appena cominciato a seguire le Cicaline, ci svelerà l'arcano della sua 'stizza' verso l'on.Serracchiani?



Toga Party, la talpa di Repubblica sarebbe il figlio di un senatore Pdl



Nel Paese dove ai primi tre posti dei libri piu' letti figurano  le 'Cinquanta sfumature' il toga party di De Romanis desta scalpore e offre materia prima per l'indignazione universale.
Nel Pdl pero' c'e' chi non si capacita di essere finito nel tritacarne per aver partecipato ad un evento privato, pagato sembra con soldi propri di un rampollo della borghesia romana e certo kitsch quanto si vuole ma innocuo e penalmente irrilevante.

E il dito viene puntato contro chi si sarebbe letteralmente 'venduto' a 'Repubblica' le immagini della festa.
Immagini reperibili solo con un codice d'accesso noto agli stessi invitati.
La talpa?
Gira il nome del figlio di un senatore Pdl (ex An).
Che si e' messo a raccontare anche chi c'era e chi non c'era.

Ignote le ragioni remote di tale scelta: magari nell'ascensore della vita (e delle prossime candidature) c'era solo il segnale 'giù' e lui, per dispetto, ha premuto l'alt e pure
l'allarme...

martedì 18 settembre 2012

Secolo d'Italia: Fiorito, De Angelis e quell' 'anche se tutti noi no'...



Marcello De Angelis dirige l'unico quotidiano ufficiale del Pdl: il Secolo d'Italia.
Già gloriosa testata del Movimento Sociale Italiano, poi di Alleanza nazionale,
durante la diaspora tra Berlusconi e Fini, era diventato l'organo del verbo finiano.
Con l'arrivo di Marcello De Angelis, il foglio è tornato a incarnare, almeno ci prova,
i valori della Destra desta, filo berlusconiana sì ma anche memore della propria diversità.
Sicuramente anti governo tecnico il giornale cerca di ammiccare agli ex forzisti che vedono Monti come fumo negli occhi.
La platea dei lettori (potenziali) dunque è ampia: va dai liberali- liberisti, ai sociali filo statalisti, passando per i clerico-destristi, ai comunitaristi.
Insomma, una sintesi tra le tre o 33 destre di prezzoliniana memoria. Talvolta ci riesce, a volte no.
Oggi la 'scelta di campo' però è chiara. 
Marcello parla solo agli ex di An, anzi agli ex missini, anzi agli ex Fronte della Gioventù.
In un bel pezzo, il direttore confessa la autentica e  marziana esterrefazione per le spese pazze e scandalose dell'ex capogruppo (ex aennino) Fiorito.
E lo fa parlando neppure ai tanti che hanno fatto parte del partito di via della Scrofa, ma alla moltitudine di giovani del Fronte della Gioventù che cantavano a squarciagola
"Anche se tutti noi no"
una canzone di un gruppo musicale storico della destra movimentista, 'La Compagnia dell'Anello' (ariecco Tolkien), che inneggiava alle stigmate della diversità della destra giovanile ex rautiana.
Sarà difficile per gente come l'ex ministro Martino capire di cosa stia parlando il direttore,
e non solo per l'età ma anche per la 'visione social-comunitaria' che impera in quel mondo variegato
che oggi, più o meno, porta l'effigie del Partito della Libertà (economica).
La comprensione di quell'editoriale sarà ancora più difficile per i colleghi più giovani, che, seppur dotati di lauree supergriffate, poco capiranno di quello spirito canzoniero.


Ce la vedete Anna Grazia Calabria a indossare questa t-shirt e cantare
"Anche se tutti (sarebbe meglio tutte) noi no"...?


Governo: Agenzia digitale, bando per scegliere il direttore (che è stato già scelto?)...


Come anticipato dal Cicalino, il Ministero per lo Sviluppo Economico ha pubblicato il bando di selezione per il direttore generale dell'Agenzia digitale.
Il bando, consultabile sul sito del Mise, (Leggi),
traccia l'identikit del futuro dg: deve avere una comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e capacità di gestire i processi innovativi sia nel settore pubblico che  nel privato, deve essere in grado di diffondere i percorsi di alfabetizzazione informatica degli italiani e tante altre comprovate qualità...
Al direttore spetterà un trattamento economico equivalente a quelli dei direttori dell'agenzia fiscale: uno stipendio col botto...
Chi volesse candidarsi, è gentilmente pregato di farlo inviando il proprio curriculum vitae al seguente indirizzo: 
Pec sta ovviamente per posta elettronica digitale.
Pec-cato che tutto- pare - sia già deciso...
Infatti, come si legge nel bando, nonostante le future, probabili, possibili candidature di comprovata esperienza innovativa (servirebbe uno Steve Jobs tricolore per gestire la rivoluzione digitale italica), l'amministrazione si riserva la facoltà di decidere avvelendosi della famigerata 'discrezionalità.
Aspiranti dg di comprovata esperienza innovativa,
in bocca al lupo...



lunedì 17 settembre 2012

Primarie Roma: dai cigni neri ai gabbiani...Rampelli in pole position come l'antialemanno?


Un altro 'cigno nero' si avvista a Roma.
Se il primo, Alessandro Bianchini,  con la sua 'autocandidatura' spontanea
ha rotto le uova ad Alemanno &Co, 
tanto da essere stata liquidata dal capocorrente, Augello,
come una "provocazione"
(a chi e a cosa non lo abbiamo ancora capito...)
oggi un'altra candidatura si profila sull'orizzonte romano:
quella di
Fabio Rampelli.
La voce, dapprima limitata all'inner circle della stretta militanza, ora sta dilangando sulla rete sconquassando i già delicati equilibri locali.
Rampelli vuole metterci la faccia?
"Sarebbe pure ora", dice qualcuno stanco di vederlo sempre dietro le quinte a lavorare per gli altri. 
"Sarebbe pure giusto- osserva qualcun altro-  visto che è uno dei pochi che a Roma e nel Lazio macina voti e consensi".  
Di sicuro, il suo nome è di quelli che fanno tremare un Pdl  già  trememondo per la questione Fiorito, 'democraticamente' imposto come capogruppo dalla componente alemanniana. 
Un movimento che può avere effetti tellurici a livello nazionale,
dove la ri-candidatura di Berlusconi, soprattutto dopo lo schiaffo di Atreju, ha riacutizzato le frizioni tra ex di An e gli ex di Forza Italia.
Del resto, c'è un destino comune che lega Alemanno e il Cav. nell'immaginario collettivo del Pdl romano:
"Entrambi sono bolliti".
Ma intanto Alemanno tace, nonostante la retorica con la quale ha annunciato la sua partecipazione alle primarie per il 26 gennaio.
Ma se il sindaco di Roma ha negato l'onore delle armi al suo primo inaspettato sfidante, Bianchini, accogliendo l'improvvida candidatura con un 'un sonoro silenzio',  come si comporterà Alemanno davanti alla possibile ufficializzazione della candidatura di Rampelli?
Insomma, se il futuro era fiorito, il presente è magmatico.
Dopo il panino di Milioni e le ostriche 'der batman' d'Anagni, il Pdl romano cerca di riprendere il volo:
dai 'cigni neri', ai 'gabbiani'planando sulle distese
infinite di voti a rischio di libera uscita.

Ps: consigli non richiesti: si evitino i comunicati delle truppe cammellate chiamate a raccolta nel fuoco di fila di agenzie.Si evita di stressare i poveri addetti stampa e di innervosire i capi cronista che devono 'passare' le dichiarazioni fotocopia...

venerdì 14 settembre 2012

Superstipendi P.A.: quel Sole (24 ore) che abbaglia...


Quando dici "l'ha detto il Sole', stai sicuro. 
Il quotidiano di Confindustria è per i giornalisti e gli addetti ai lavori, una specie di 
Vangelo.
Oggi però è Vangelo...apocrifo.
Sul sito on line, in home, un redazionale riprende le dichiarazioni del ministro Patroni Griffi sugli unici superstipendi in deroga ai limiti stabiliti per legge.
Il titolo è corretto: "Sono 18 i manager pubblici con buste paga sopra i 294mila euro. Niente deroghe".
Poi accanto, leggi un titolo in evidenza grassettato in rosso che appare molto, molto gustoso:
"Ma i super stipendi sono molto di più. Leggi l'elenco".
Clicchi e apri subito il Pdf. 
Consulti avidamente indignandoti un po' per quello sfarzo di busta paga.
Poi però ti rendi conto che qualcosa non va.
Che c'entra Massolo, segretario generale del Ministero degli Affari Esteri? Se n'è andato...
Umm.
Ti viene un sospetto.
Continui. 
Corrado Calabrò, Presidente dell'Autorità Garante delle Comunicazioni: 475mila euro.
Ma poi ti sovviene un particolare.
Anche lui non sta più lì, dall'Autorità si è dimesso a maggio scorso.
Poi rileggi bene il testo introduttivo e ti rendi conto che quello che il Sole 24 ore mette in home, accanto alle dichiarazioni di ieri del ministro Patroni Griffi è
un elenco del febbraio scorso.
Ma, ammettiamolo.
E' colpa nostra che nella fretta di leggere non ci siamo resi conto che i due pezzi, pur stando entrambi sulla home,  sono sì datati lo stesso giorno ma si riferiscono a date diverse...
Uno all'attualità di oggi,
l'altro all'attualità dell'oggi di 7 mesi fa...










giovedì 13 settembre 2012

Angelino 'mortificato' da Renzi, anzi dal suo portavoce...che brutta fine!


 
Ma che screanzato, quel Renzi..., si è montato la testa! L'arroganza del sindaco di Firenze arriva al punto di ignorare, anzi di trascurare, le provocazioni del povero Angelino.
Alfano, stizzito dai suadenti inviti agli elettori del Cav. lanciato oggi dal rottamatore, ha detto:
"Renzi? Dice cose talmente simili a quanto diciamo noi del Pdl che se dovesse perdere le primarie ci votera'".
Pensava di fare una battuta simpatica, l'ex ministro ed ex delfino del Cav.
Ma niente. Gli è andata male. Renzi lo ha ignorato, comportandosi da vera 'star' e da politico navigato che ben conosce le regole della comunicazione.
Troppo impegnato a conquistare gli elettori pidiellini per rispondere a un segretario perdente di un partito a picco, ha fatto parlare un quasi 'mister nessuno', Roberto Reggi, il coordinatore per le primarie del Pd:
"Comprendo lo smarrimento di Angelino Alfano - ha ironizzato Reggi- che non e' abituato alle prove di coraggio con i suoi leader, ma Renzi vincera' le primarie e il Pdl perdera' le elezioni''.
Che arroganza.
Che schiaffo.
Che botta, ragazzi!

Renzi spopola su Youtube



Renzi spopola sulla rete.
La sua ultima apparizione a Ballarò è stata vista su Youtube oltre 3000 volte.
Il suo coetaneo, Michel Martone, viceministro del Lavoro, ha raccolto soltanto
poco più di 600 visualizzazioni.
Maroni, segretario della Lega Nord, già ministro dell'Interno, ne ha 'raccattate' soltanto 900, pur avendo quasi 20 anni di visilibilità politica e istituzionale.  
Il 'rottamatore' rompe gli schemi e buca lo schermo: lo dimostrano gli applausi a scena aperta che sono esplosi non appena è comparso in studio, a puntata non ancora iniziata.
Al termine, molti spettatori sono scesi per congratularsi con lui, per fornirgli credenziali, per fargli in bocca al lupo.
L'aria-racconta un frequentatore del salotto di Floris- era diversa dal solito. Era in fibrillazione.
Il personaggio del resto mette paura a tutti i partiti dell'arco costituzionale:
all'apparato del Pd- quello proveniente da Botteghe Oscure- ma mette paura soprattutto al Pdl.
Se Renzi vince le primarie del Pd, e si candida a Palazzo Chigi rischia di vincere.
Se il Pdl insiste per ricandidare Berlusconi, rischia non solo di straperdere ma soprattutto di
contrapporre la figura di un Cavaliere stanco, battuto e frustro a quella del 'rottamatore', giovane, fresco e pieno di idee, attorniato da 40enni agguerritissimi e preparatissimi.
 Berlusconi, con i suoi tristi figuri, ne uscirebbe con le ossa rotte.


Camera dei Deputati: nuova scrivania nella galleria dei Presidenti


L'arredamento e la mobilia a Palazzo Montecitorio sono rigorosamente
controllati, rispondono sempre allo stesso criterio di prestigio ed eleganza.
Scrivanie, lampade, librerie, poltrone, sedie, sono fornite dall'amministrazione stessa che vanta un patrimonio
di mobili d'antiquariato di tutto riguardo.
Raramente si trova un oggetto di design contemporaneo o in stile.
Tutto è autentico, almeno nell'arredo.
Eppure, nella galleria dei Presidenti, proprio in fondo, dalla parte dei servizi ai deputati,
e guarda caso, non lontano dal nuovo ufficio destinato al presunto capo dell''opposizione',
on. Silvio Berlusconi, 
troneggia una nuovissima scrivania dalle dimensioni tutt'altro che risibili e del tutto diversa dallo scrittoio che, invece, sta  sul lato opposto della Galleria, pealtro quello più frequentato.
E' talmente nuova che emana il classico odore di legno appena piallato e trattato.
Lo stile però riprende quello del primo Novecento, il deco, quello tanto caro all'architetto Basile che costruì l'ala di Palazzo verso piazza del Parlamento per allargare gli spazi destinati ai deputati.
La nuova scrivania è talmente alta che hanno dovuto costruire  una pedana per consentire al commesso
di essere all'altezza del compito.
Insomma, veri e propri sottotacchi di 'cavalieresca' memoria.








Camera dei Deputati: urge ripulita...


Montecitorio: ingresso principale.
Il soffitto  rinascimentale a volta ha perso il suo antico splendore.
Macchie di umidità, sparse un po' ovunque,  ne minano la conservazione e l'eleganza.
Urge intervento anche perché sono riprese non solo le attività parlamentari
ma anche la convegnistica che attira personalità di tutto riguardo, a cominciare da Napolitano, ospite frequente,  e gente da tutti gli 
angoli del mondo.
Dopo il crollo del soffitto della prestigiosa Sala della Lupa, quel giorno fortunatamente vuota,
non si sa mai. 
Surplus di lavoro, dunque, per i responsabili dei servizi per i lavori e beni architettonici e dei servizi della sicurezza per i luoghi di lavoro che, affiancati da architetti, sovrintendenti, idraulici e operai della Camera,  dovranno intervenire per scoprire da dove arriva la perdita, rimuovere l'umidità e ripristinare l'intonaco nel rispetto dello stile rinascimentale.
Forse un refresh completo però non sarebbe male,
vista l'aria polverosa che pervade il prestigioso corridoio d'ingresso.
Ma in tempi di tagli generalizzati alla politica e ai suoi palazzi,
meglio l'aria polverosa e gli acari che
... la polvere da sparo.


Piazza del Parlamento: è l'ora dei barboni...



Se a Palazzo Chigi piovono bulloni,
a Piazza del Parlamento arrivano i barboni.




Palazzo Chigi: autunno caldo ma piovono bulloni...


Autunno caldo:
piovono bulloni
su Palazzo Chigi.

Regione Lazio: Franco Fiorito il 'risparmioso', e quel Pd omertoso...



L'ex capogruppo del Pdl in Consiglio Regionale del Lazio, Franco Fiorito, mentre spiegava la manovra finanziaria della Regione Lazio. Era il 21 dicembre del 2011 che abbiamo ritrovato sulla rete
(Clicca per  L'intervista).
Misure ispirate al taglio dei vitalizi, al contenimento delle spese attraverso risparmi di 7 milioni di euro per le attività istituzionali della Pisana, e a criteri di equità. Senza trascurare interventi che facciano da volano all'economia...(la sua?)...
Curiosita: perché l'opposizione, Pd in testa, tace sullo scandalo Fiorito?
Chissà che non sia il caso di verificare l'utilizzo di tutti i  fondi destinati a tutti i  gruppi consiliari...



martedì 11 settembre 2012

Governo: non c'è ancora l' Agenzia Digitale Italiana, ma c'è l'Agenda strapiena di... 'agenti'

 
      Se ne parla tanto.
      Si realizza poco, anzi nulla.
E’ l’Agenzia Digitale Italiana, creata ad hoc nel marzo di quest’anno dal ministro dello Sviluppo economico, Passera, affiancato dai ministri dell’Istruzione e dell’Università, Profumo, dal ministro dell’Economia, Grilli, dal ministro della P.A. Patroni Griffi, e dai sottosegretari Catricalà e Peluffo.
Curiosità: sulla rete, l’agenzia in quanto tale ancora non c’è, non ha un indirizzo specifico. L’unico sito al quale si è ridirezionati (alla faccia della semplificazione) è quello dell’Agenda Digitale Italiana (http://www.agenda-digitale.it/agenda_digitale/).
Sarà sicuramente la stessa cosa immaginiamo, anche perché la task force che la compone arriva tutta dai ministeri fondatori. Si tratta di una struttura in grado di far girare l’Italia per il verso giusto, anzi con il clik giusto.
Vanta un programma ambizioso: annullare il digital divide tra l’Italia del Nord e del Sud e tra l’Italia e il resto d’Europa.
E far macinare soldi, tanti soldi, con progetti innovativi al servizio del cittadino, dell’impresa e della pubblica amministrazione.
A tutt’oggi, l’unica cosa certa è la cabina di regia (http://www.agenda-digitale.it/agenda_digitale/index.php/cabina-di-regia/referenti).
Che, come si dice a Roma, è da paura, manco fosse il Cnel.
Cinquanta esperti, suddivisi in 6 gruppi di lavoro a comporre il motore di una Ferrari che non c’è.
O se c’è,
è  tenuta in parcheggio.
Apparentemente tutto è pronto per farla partire, questa Ferrari inesistente.
Ma manca lo Schumacher della situazione:
il direttore generale, colui che gestirà un fondo oscillante dai 120 milioni di euro solo per le start up a 400 milioni per la grande rivoluzione digitale italiana.
Certo sarà difficile trovare un profilo che coniughi capacità manageriale, conoscenza approfondita del settore italiano ma soprattutto internazionale, e che abbia quel ‘quid’ genialoide che lo faccia somigliare, almeno un minimo, a uno Zuckerberg in fascia tricolore.
I nomi in lizza non mancano. In principio si parlava di Roberto Sambuco, capo dipartimento comunicazione al Mise,  giovane (è del ’69) ma già ricco di esperienze ed incarichi: docente di Economia e Politica della Cooperazione alla Sapienza, presiede la Scuola di dottorato delle Comunicazioni, è Mister Prezzi, lavora con l’ex ministro Scajola. Insomma, un cv di tutto rispetto anche se lui si è mostrato riluttante. Troppo poco per un esperto come lui?...
Poi la scelta è ricaduta su Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, ma le turbolenti vicende legate ai trascorsi in Fastweb, di cui era ad, ne hanno fiaccato il profilo.
In seguito, è stato il momento di Alessandro Fusacchia, giovanissimo manager- intellettuale, già presidente di Rena (Rete per l’eccellenza nazionale) da cui si dimise qualche mese fa per approdare a più esaltanti esperienze. Dove? Da Passera, appunto (leggi l’articolo del Cicalino  
http://ilcicalino.blogspot.it/2012/02/governo-nomine-passera-pesca-di.html)
Infine, e questa è l’ultima, quella che tutt’oggi pare in forte ascesa, è quella di Cristiano Radaelli, vicepresidente di Confindustria Digitale, ingegnere nucleare, presidente dell’associazione italiane industrie informatiche. Amico carissimo di Stefano Parisi,laureato…al Politecnico, ovviamente, e  con un   master di tutto rispetto, alla Bocconi, ovviamente, ça va sans dire.
Tutta gente blasonata, ‘professorata’, ossequiata, appetita. Gente con lauree pesanti, incarichi ministeriali, e cariche presidenziali. Gente capace di far girare l’Italia con un clik, appunto.
Sarà. Ma cosa hanno creato, inventato questi geni dell’Itc italiana? Un programma, un social network? Un portale. O 'chessò' una start up ‘espatriata’ a Silicon Valley?
Macché.
Hanno creato solo reti, associazioni, relazioni, entrature, cordate. Questa è l'Italia, mesdames et messieurs.
Americana a parole. Borbonica nei fatti.
E dire che Steve Jobs non era neppure laureato...
 



venerdì 7 settembre 2012

Camera dei Deputati: deputate in delirio per le scarpe di Louboutin, apre lo 'scicchettoso' Christian...



Sobrietà e discrezione?
Ballerine e infradito?
Eh basta!
Le onorevole deputate, messe a dura prova dal gelo montiano,
e in crisi di astinenza da 'ostensione griffata' variamente autentica o taroccata,
questo autunno potranno indossare la 'Scarpa' per antonomasia, sancendo la fine del 'digiuno' sacrificale penitenziario,ops, penitenziale decretato dal tecnopremier.
Nelle vicinanze della Camera dei Deputati, infatti, sta aprendo il negozio di Christian Louboutin, grande firma nell'empireo dell'extralusso francese, disegnatore di 'calzature' poco comode ma di alto design e altissimo tacco e originalità.
Uno stile caro alle bunga bunga girls?
No, piuttosto, una cifra stilistica di gran classe, senza rinunciare a quel tocco di sensualità così caro alle donne...
e agli onorevoli uomini
Tra i più chic al mondo, le opere d'arte del 'Maestro'si riconoscono per due inconfondibili prerogative: la suola rossa,   per difendere la quale ha intentanto una causa contro uno noto 'scarpaio' che ha cercato anche lui di riprodurle; e i tacchi vertiginosi sui quali immaginiamo agevolmente sgambettare  onorevoli del Pdl come Daniela Santanché, la rossa Brambilla - amante feticista di scarpe tacco 15-  ma anche deputate 'democraticamente' bellocce come Pina Picierno.
Meno la Mara Carfagna,  ultimamente sempre più 'appiedata' su comode ballerine.
Certo, la crisi economica avanza e di questi tempi non sarà certo prudente farsi 'beccare' dal 'popolo bue'  a comprare un paio di scarpe da Christian, dove i prezzi si aggirano attorno ai 2000 euro.

Approfitteranno dei saldi anche le deputate?
Forse.  Oppure delegheranno qualcun altro:
assistenti parlamentari di sesso femminile o anche maschile purché metrosexual preparatevi a un extra carico di lavoro...

Ma non è escluso che, considerando il feticismo maschile per le scarpe griffate, anche gli onorevoli deputati potranno farci un salto per donare alle mogli e/o amanti una scarpina non proprio da ingenua Cenerentola immacolata.

E chissà, magari,  per sostituire quei volgari ciondoli a farfallina acquistati all'ingrosso nei suk della Capitale. 
La Seconda Repubblica compie dunque la sua parabola passando  dal ciondolo placcato ai comodi mocassino Vitiello governativi per riapprodare al tacco 15 di Louboutin.
Insomma, se scende lo spread,  si alza il tacco.






mercoledì 29 agosto 2012

Abramo, il più bramato dalle onorevoli shopping victim

Amici il cicalino non dorme mai e anche quando è in vacanza  tiene orecchie ed occhi ben aperti! e menomale perchè è proprio così che nella vippissima Versilia siamo finalmente riuscite a svelare l'arcano che affligge tutte le donne del Transatlantico ormai da anni: 'le borse griffate della Santanchè saranno autentiche?'  
Ebbene, abbiamo pizzicato la Danielona nazionale al mercato di Forte dei Marmi mentre con fare circospetto, assicurandosi di non essere seguita, s'infrattava dietro ai vicoli della nota località balneare per incontrarsi in gran segreto nel patio del celebre ristorante Mai To con il suo uomo all'Havana: Abramo, spacciatore nordafricano, ormai ultramilionario, di borse firmate Hermes, Chanel, Bottega Veneta e compagnia cantante, rigorosamente false. 
C'è da dire che per essere prodotti contraffatti hanno dei prezzi da capogiro (800 la birkin , 400 la kelly, 600 l'intramontabile chanellina trampuntata), 'ma se ne acquisti più di una hai diritto allo sconto', assicura Abramo, pronto ad elargire il suo cellulare a nuove probabili clienti. Si può pagare in contanti, con assegno e udite udite anche col bancomat! 
Con la tracciabilita' delle transazioni di supermariomonti siamo sicure che la Santanche' paghera' soldi in bocca. Tanto ce l'ha grossa...


venerdì 3 agosto 2012

#Rassegnelibere: De Biasi, la democrat che ha saputo dire no alla Fieg...



Nell'ultimo Ufficio di Presidenza, durante il quale si è consumato lo strappo tra la Camera dei Deputati e la Fieg sulla questione delle rassegne stampa on line, in molti, oltre al Presidente Fini,  hanno lavorato per mantenere il servizio garantito da oltre 15 anni. 
Tra tutti, una in particolare ha mostrato particolare piglio:  Emilia  De Biasi del  Pd, componente della commissione Cultura e segretario dell'Ufficio di Presidenza.
Interpellata dal Cicalino per la sua difesa della rassegna web di Montecitorio, spiega:
"Il tema del diritto d’autore e della proprietà intellettuale non riguarda solo l'Italia con la carta stampata e con l’on line.
Ma è tema che sta coinvolvendo tutti settori espressivi in l'Europa e nel mondo.
Il diritto d'autore deve essere regolamentato a livello globale ed europeo perché è un problema che riguarda tutti e tutto: la musica, l'arte, il cinema.
Non si riesce a combattere la pedopornografia, come si può combattere la pirateria web?
Non ci sono strumenti normativi efficaci perché la legge italiana è del 1941 ed è ormai grandemente superata.
La stessa Siae ha le sue difficoltà.
La proposta che ho fatto in Ufficio di Presidenza è una proposta di buon senso.  
A gennaio si discuterà e sarà approvata una direttiva europea che detterà nuove linee guida e l'Italia dovrà recepirle. Finché non sarà recipita quella direttiva siamo tutti in fase transitoria, pertanto anche la Fieg dovrà aspettare.
Non si capisce perché unilateralmente dovremmo provvedere a oscurare la nostra rassegna stampa e sulla base di quale normativa.
Inoltre, abbiamo votato per la prima volta  il finanziamento all'editoria on line. Per cui la scelta dell'oscuramento della rassegna stampa web della Camera sarebbe davvero incomprensibile.
Nel frattempo abbiamo deciso di proseguire a fornire questo servizio che, a mio parere, rappresenta un vero e proprio servizio pubblico". Brava Emilia la 'Rossa'.
Un'altra 'freccia' per il nostro arco in difesa delle #rassegnestampaweb.

#Fieg: la Guerra di Giulio, ecco la lettera di Anselmi alle grandi aziende per oscurare le rassegne stampa on line

Questa è la lettera che il Presidente della Fieg, Giulio Anselmi, ha scritto ai responsabili degli uffici stampa delle grande aziende italiane  per chiedere l'oscuramento della rassegna stampa on line.
Il servizio sarà offerto dalla stessa Fieg, eh il libero mercato...,  attraverso il cosiddetto 'Repertorio Promopress' a cui aderiscono alcune aziende fornitrici di rassegne quali Mimesi, Dai/you, Kikloi Pressline e Presstoday.
Già il nome è tutto un programma: repertorio.
Una parola che nasconde neppure troppo velatamente il desiderio di
incatenare il web.
Mentalità vecchia: da reperto archeologico. 
che invece di 'odorare' di muffa, sa di...monopolio.
Roma 27 Luglio 2012
La FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) rappresenta aziende editrici di giornali quotidiani e periodici e le agenzie di stampa nazionali e, in adempimento ai propri scopi istituzionali, provvede, tra l'altro, alla tutela dei diritti e degli interessi delle aziende Associate.
La FIEG ha tra i suoi obiettivi anche la valorizzazione del prodotto editoriale, con particolare riferimento ad un fenomeno largamente diffuso quale è quello della utilizzazione degli articoli di giornali per la realizzazione di rassegne stampa.
Questa attività viene, oggi, prevalentemente svolta in assenza di uno specifico accordo con gli editori e nonostante la maggior parte delle aziende editoriali vieti espressamente la riproduzione delle proprie opere. Ai sensi della normativa generale in materia di diritto d'autore, infatti, e come confermato anche da autorevole costante giurisprudenza, l'editore del quotidiano o del periodico è l'esclusivo titolare del diritto di sfruttamento economico dell'opera collettiva e delle parti che lo compongono.
Lo stesso Garante per le Comunicazioni ha ribadito la necessità di individuare strumenti idonei a salvaguardare "il diritto a//a remunerazione dei fornitori di contenuti, ivi inclusi i giornali' (Relazione annuale sull'attività dell’Autorità, 2011).
Nella ricerca di forme di cooperazione tra i titolari dei diritti sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi che riproducono e diffondono i contenuti protetti da tali diritti, la FIEG ha avviato, nei confronti delle società che producono e vendono le rassegne stampa, una iniziativa per la gestione dei diritti d'autore spettanti agli editori, mediante pagamento di un corrispettivo per le licenze d'uso dei contenuti editoriali.
E' nato così il Repertorio Promopress. Esso raggruppa i principali giornali italiani, quotidiani e periodici, anche non associati alla FIEG, e si propone come obiettivo l'individuazione di soluzioni semplici ed efficaci per la tutela del prodotto editoriale che non pregiudichino, nel contempo, il relativo mercato.
Gli editori aderenti al Repertorio Promopress e alcune società che forniscono rassegne stampa (Mimesi, Dai/you, Kikloi Pressline e Presstoday) hanno stipulato un accordo che definisce i termini e le condizioni per le licenze d'uso dei contenuti editoriali.
Dal 1° luglio 2012 è, dunque, disponibile anche in Italia un modello di licenza per la riproduzione e l'utilizzazione degli articoli di giornale,analogo ai sistemi da tempo operanti a livello europeo ed internazionale.
Il Repertorio è già operativo: per consultare la lista delle testate i cui articoli sono da oggi riproducibili solo nei termini stabiliti dal modello di licenza, è possibile collegarsi all'indirizzo:

Si ritiene, pertanto, doveroso, invitare codesta spettabile Azienda ad attivare tutte le cautele necessarie al fine di accertarsi che le aziende e agenzie fornitrici di rassegne stampa con cui si intrattengono rapporti commerciali detengano effettivamente la piena titolarità dei diritti di riproduzione e di utilizzazione economica dei prodotti editoriali richiesti.

Si Invita, inoltre, codesta spettabile Azienda ad interrompere, se non espressamente autorizzata, la diffusione sui propri siti Internet di articoli di giornali inclusi nel Repertorio Promopress, ferma restando la piena disponibilità ad avviare un confronto sul tema, al fine di individuare un modello specifico di licenza d'uso del prodotti editoriali che non
penalizzi le esigenze informative interne della Associazione stessa.

Confidando in un Vostro positivo riscontro, è gradita l'occasione per formulare i migliori saluti.


Il Presidente
Giulio Anselmi

giovedì 2 agosto 2012

Pres. Fini-Fieg: #rassegnelibere... libere restaranno



Colpo di scena nella trattativa tra la Camera dei Deputati e la
Fieg sulla delicata questione delle rassegne stampa on line.
La Federazione degli editori, nonostante la disponibilità dimostrata dal Presidente Fini a tutelare il diritto d'autore senza compromettere il prezioso servizio offerto on line ai cittadini,
ha preferito adottare la linea dura compromettendo di fatto l'accordo precedentemente raggiunto.
Dopo lo scoop del Cicalino che, nell'aprile scorso,  ha scoperto e denunciato l'oscuramento della rassegna on line su governo.it e delle rassegne in molti siti governativi,  ne nacque una violenta polemica che divise opinionisti, giornalisti, editori e internauti.
Il dibattito si divise tra chi, come Gianni Riotta, sosteneva la necessità di garantire il servizio delle rassegne stampa on line come forma di web democracy, e chi come gli editori e la stragrande maggioranza dei media tradizionali consideravano il caricamento degli articoli sui portali istituzionali una palese violazione del diritto d'autore. Tuttavia, la normativa al riguardo è estremamente confusa e contraddittoria.
Tanto che la Fieg si è sempre rifiutata di adire le vie legali contro quelle amministrazioni dello Stato che offrono questo strumento  informativo.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini intervenne a tutela del servizio garantito da oltre 10 anni dalla Camera dei Deputati e del suo archivio storico, patrimonio estremamente prezioso per gli addetti ai lavori ma non solo. 
A giugno sembrava si fosse arrivati a un accordo salomonico dopo un'estenuante trattativa tra gli uffici della Camera e la Fieg grazie alla mediazione di Fini.
Il Presidente infatti avallava la rinuncia alla consultazione libera del patrimonio storico, e al differimento della pubblicazione on line: non più alle 7 del mattino ma alle 12, tamponando in tal modo la presunta 'emorragia' di vendita che una pubblicazione mattutina procurava.
Durante l'ultimo Ufficio di Presidenza, però, una lettera del Presidente della Fieg Giulio Anselmi
ha di fatto annullato quel pre-accordo imponendo la chiusura totale del servizio offerto dalla Camera e proponendo, in collaborazione con le società che producono e vendono le rassegne, una iniziativa piuttosto contorta, all'italiana insomma,  per la gestione dei diritti d'autore spettanti agli editori, mediante pagamento di un corrispettivo per le licenze d'uso dei contenuti editoriali. 
Che significa?
Molto semplice:
il servizio di rassegna stampa viene offerto direttamente da loro attraverso la costituzione di un servizio  in cui confluiscono i principali giornali italiani, quotidiani e periodici, anche non associati alla Fieg, che ha l'obiettivo di trovare  soluzioni  la tutela del prodotto editoriale che non compromettano il relativo mercato.
 Una vera e propria task force in collaborazione con le autorità di polizia per 'punire' i colpevoli che ledono 
il diritto d'autore e la proprietà intellettuale.
Urca che mobilitazione: manco stessimo parlando di lotta ai pedofili.
Infine, l'avviso neanche troppo istituzionale al Presidente Fini:
in campana, dice Anselmi, in modo molto più istituzionale ma non meno efficace. 
La Camera secondo l'editore della Fieg deve accertarsi che le aziende di rassegna stampa ci paghino 'dazio' sui diritti d'autore altrimenti...sono guai, guai per la Camera!
No, non si tratta di voler censurare o oscurare la Rete, ma solo di voler salvaguardare la  qualità e la libertà d'informazione.
Secondo Anselmi, evidentemente,  la rassegna stampa on line è lo strumento diabolico con cui si uccide e si compromette la qualità dell'informazione, financo la libertà d'informazione.
Insomma, se i giornalisti sono pagati al nero, o remunerati a 5 euro a pezzo, è colpa delle rassegne on line.
Come finisce?
Previdibile conoscendo il temperamento del Presidente...
L'uomo che alzò il dito indice al Cav. profferendo "che fai mi cacci?", ieri ha
alzato il dito medio agli editori.
Metaforicamente s'intende...
Avrebbe detto: "Per la Camera nulla cambia. Continuiamo come abbiamo sempre fatto".
Quindi? #Rassegne libere erano, #rassegnelibere resteranno.
Il popolo delle rete (se esiste) ringrazia.
(Il Cicalino pure!)