martedì 16 ottobre 2012

Italia Digitale: Il 'Passera 3' non è ancora atterrato al Quirinale...



Non ci siamo distratte...
Le Cicaline sono sempre attente a ciò che succede nei Palazzi.
Abbiamo aspettato un po' prima di riparlarne.
Ma a oltre 10 giorni dal famoso consiglio dei ministri che ha deliberato il decreto legge  “Misure urgenti per l’innovazione e la crescita: agenzia digitale e startup”, il testo  è ancora in giro per i ministeri.
Il cosiddetto 'Passera 3' non è ancora atterrato sull'Alto Colle.
Non è certo una novità.
Spesso i provvedimenti che entrano in Cdm sono bozze, ma nell'arco di una settimana dopo aver limato, tagliato, sistemato, corretto, l'iter si conclude con la firma del Capo dello Stato, la sua pubblicazione in Gazzetta e la trasmissione a una delle Camere che inizia l'iter di conversione.
Ebbene, questa volta il tempo è stato un po' più lungo.
Troppo lungo.
Del resto, ci sono provvedimenti davvero più urgenti, anzi cogenti.


Anche se non si può certo sottovalutare l'importanza che il ministro Passera,il governo tutto, e gli operatori di settore, hanno attribuito a questo provvedimento
considerato l'ossatura dell'Italia digitale prossima ventura, capace di cambiare le sorti di un Paese in declino.
Il decreto legge, per la corposità degli interventi, la completezza delle misure,  è considetato da tutti un vero e proprio Anno Zero per la pubblica amministrazione, per la scuola, per le aziende e per le ormai famose star up.
Già le start up, un termine usato e abusato...
di cui spesso i politici e i governanti si riempiono la bocca senza tuttavia capire di che caspita si parli.
Una specie di Eldorado digitale? Forse...
Una sorta di paradiso dell'economia futura? Anche...
Lo stesso Passera, prima ancora del decreto legge, aveva  approntato una task force di tutto rispetto per promuovere lo sviluppo dei queste micro aziende innovative che, trovandosi allo stato embrionale, necessitano di incentivi e facilitazioni. Un  microcosmo d'eccellenza sperimentale e di tecnologia d'avanguardia da cui nascono le meraviglie di cui si favoleggia in America, in India, in Cina.
In Italia nulla accade naturalmente...
In Italia serve un decreto legge.
Ma il decreto legge ancora non esiste.
Se ne è parlato, si è materialmente prodotto, si è deciso, e si è deliberato.
Ma il dl ancora non c'è.
Misteri d'Italia.

Più che un Eldorado questo decreto, 
sembra l'Araba Fenice. 



venerdì 12 ottobre 2012

Idv: con Maruccio l'anno zero per Di Pietro, si torna a mangiare panini...

 
 
L'affare Maruccio nel Lazio si fa sempre più serio e nell'Idv, ancora tramortita, c'è chi comincia a tagliare pure sul pranzo. Niente ostriche e champagne per il senatore dipietrista Stefano Pedica, che poco dopo le 13 e' stato pizzicato a consumare un frugale panino e un bicchiere di birra su una panchina di piazza Risorgimento, a Roma. Alle spalle i gabbiotti della festa regionale dell'Idv, chiusa in anticipo dopo lo scandalo dei fondi sottratti alla Regione. Il senatore ha l'aria pensierosa e, tra un boccone e l'altro, forse pensa già al futuro del suo partito. Pare che voglia fare un passo indietro da senatore per candidarsi come semplice consigliere alle prossime regionali. Forse un modo per far capire che sul territorio si riparte dal panino...

giovedì 4 ottobre 2012

#PrimariePd: il popolo delle primarie, il 'popolo' degli eletti...




La bozza del regolamento per le primarie del Pd già circola sulla
rete, sulle agenzie, sui giornali.
Su twitter si è scatenata l'ironia con l'hashtag #primariepd,# nuoveregoleprimariepd, #regoleprimarie, ne parleremo con una selezione dei migliori...
Sul sito del Partito democratico, ovviamente, neppure un cenno
alla polemica serrata che sta divampando tra i bersaniani e i renziani. 
Ma un big bang sta per abbattere sui dinosauri del Partito che, nel disperato tentativo di contrastare la stella di Renzi, frantumano quel poco di democrazia interna che avevano.
Trattandosi di un canovaccio, è impossibile trovare il decalogo del bravo sabotatore sul sito di un partito che, per impostazione culturale e politica,  
ha il marchio di fabbrica 'Botteghe Oscure'.


Tuttavia per chi volesse fare il confronto con le primarie del 2005,

quelle 'open'dell'Unione, che decretarono la gloriosa vittoria di Prodi con il popolo dei gazebo,
può farlo cliccando qui:
Le differenze sono notevoli.
Un'unica cosa accomuna il regolamento delle  passate primarie alla bozza che circola oggi: l'impegno a sottoscrivere l'adesione al programma proposto.
Insomma, una sorta di vincolo di mandato per gli iscritti.
Che sono, sia chiaro, privati cittadini.
Una vera e propria contraddizione visto che il parlamentare ha estrema libertà di movimento come dimostrano transfughi alla Camera e al Senato: ben 141 neppure 4 anni.


Del resto, la libertà di movimento è un sacro principio stabilito dall'art. 67 della Costituzione che recita:
"Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato".
Una sorta di costituzionalizzazione del trasformismo di depretisiana memoria.
Insomma, tu elettore democratico devi essere come il carabiniere:
nei secoli fedele.


Loro, i parlamentari possono fare come cazzo gli pare.
E' la democrazia, bellezza.


mercoledì 3 ottobre 2012

Camera dei Deputati: ok ai portaborse ma con contratto...


Al diavolo Moretti e il suo stramaledetto portaborse.
Finalmente i poveri schiavi dei deputati ottengono giustizia!
Contratto regolare, trasparenza, contributi,
finalmente liberi di girare a Montecitorio senza paura di imbattersi nell'Ispettorato del lavoro.
La Camera dei Deputati ha, infatti, approvato una proposta di legge bipartisan che regolarizza il rapporto di lavoro tra il deputato e il suo collaboratore.
Voto quasi unanime dell'Aula:
ben 431 sì e 4 astenuti soltanto 3 no.
I collaboratori saranno pagati direttamente dall'amministrazione, con un contratto equo e con tutti i crismi.
Basta part time farlocchi, giornate di lavoro stressanti per uno stipendio in nero o parziale.
Ma non siate maliziosi, su!
Questo ecumenismo non è dettato dal desiderio di
dotarsi di uno schiavo regolarizzato e fidelizzato, ma sempre pur schiavo, non è dettato dal desiderio di dotarsi di un altro benefit in tempi di crisi e di antipolitica.
Ma noooo!
Qui, signori cari, si tratta di tutelare il lavoro!
Il proprio, quello del deputato, e il loro, quello dei
preziosi portaborse che sono davvero tanti.
Quindi, evitino i giornali di alimentare l'antipolitica.
I vari Rizzo, i vari Telese, i vari Formigli sono avvisati.
Del resto, l'Italia è o no una Repubblica fondata sul lavoro?
Esulta il coordinamento dei portaborse,
che si chiama più finemente
Cocoparl.
Dice in perfetto politichese, Emiliano Boschetto, il portavoce del coordinamento, che con quel nome sarà pure stanco di fare l'imboscato:
"Finalmente finisce l'era dei portaborse (i quali spesso, aggiungiamo fanno pure gli addetti stampa, i faxisti, i segretari, i guardiaspalle, i giuristi, i parafulmine... ndr). Accogliamo con estrema soddisfazione l'approvazione da parte della Camera della legge sulla disciplina del collaboratore parlamentare. Il testo votato come da noi richiesto  si ispira al cosiddetto modello europeo che introduce il vincolo di destinazione delle risorse per lo staff e il pagamento diretto da parte del Parlamento di un
contratto di lavoro che resta di natura fiduciaria.  Se ora
anche il Senato dimostrera' la medesima solerzia, e gli uffici
di Presidenza recepiranno la legge, e' davvero a portata di mano
la possibilita' che dalla prossima legislatura scompaia
finalmente il sospetto della presenza di lavoro nero o malpagato
in Parlamento''. 
"Un simile intervento, in questo particolare momento -
osserva Boschetto da fine legislatore - puo' porsi davvero come paradigma per la
gestione dei fondi pubblici secondo criteri di trasparenza,
equita' e razionalizzazione"
Solo un appunto: il provvedimento non è ancora legge, grave che un collaboratore parlamentare non sappia la differenza tra una legge definitavamente approvata dalle Camere e una proposta di legge licenziata da un solo ramo del parlamento.
Insomma, siamo proprio sicuri che l'era dei portaborse sia del tutto tramontata?





Agenda digitale: Passera risponde in question time. Risponde?


Resoconto della risposta del ministro Passera in question time Camera dei Deputati
svoltosi oggi
I misteri restano, anzi s'infittiscono, in arrivo un altro decreto legge.


CORRADO PASSERA, Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, al di là della risposta che poi leggo, sappiamo che abbiamo lavorato insieme, ci siamo visti anche ultimamente. Sapete quanto siamo impegnati. Forse domani tutto si completa.
Come sottolineato dagli onorevoli interroganti, la digitalizzazione costituisce una leva potentissima in termini di crescita occupazionale, di maggiore produttività e competitività, ma anche di risparmio e di maggiore coesione sociale.
Nel condividere tale premessa, il Consiglio dei Ministri di domani esaminerà uno schema di decreto-legge che rappresenta un ulteriore e significativo passo in avanti nell'agenda del Governo per la crescita sostenibile, nonché la naturale prosecuzione di quanto già realizzato nei mesi scorsi, fin dal primo decreto «salva Italia» fino all'ultimo decreto-legge sulla crescita, convertito lo scorso agosto. Con questo provvedimento si punta in modo ambizioso a fare del nostro Paese un luogo nel quale, in attuazione dell'agenda digitale europea, l'innovazione rappresenti un fattore strutturale di crescita sostenibile e di rafforzamento della competitività delle imprese.
Il recepimento dei principi dell'agenda digitale, operato con il provvedimento di imminente presentazione, conclude un articolato processo di elaborazione e di condivisione, avviato lo scorso febbraio con la costituzione della cabina di regia, che ha visto impegnati in uno sforzo comune numerosi ministeri, ma anche le regioni, le istituzioni locali e i principali rappresentanti del mondo produttivo. La cabina di regia, in particolare, ha definito le linee principali del testo normativo, cercando però di valorizzare al massimo, condividendone lo spirito ed i principi ispiratori, il contenuto di proposte di legge di alcuni parlamentari, tra cui figurano anche gli interroganti.
In questa sede posso citare solo alcune delle innovazioni previste: si introduce un documento digitale unificato, che funge sia da carta d'identità elettronica sia da tessera sanitaria e carta dei servizi; si crea un'unica anagrafe nazionale; diviene più semplice dialogare con la pubblica amministrazione in via telematica sia per il cittadino dotato di un proprio domicilio digitale sia per le imprese attraverso un generalizzato ricorso alla posta elettronica certificata; vengono introdotti nuovi strumenti didattici di tipo digitale; viene informatizzato il rapporto con le strutture sanitarie attraverso l'introduzione del fascicolo sanitario elettronico e la dematerializzazione delle prescrizioni mediche e delle cartelle cliniche; si rende più snello il processo civile fallimentare attraverso il ricorso esclusivo a modalità di comunicazione telematiche; si incentiva l'utilizzo dei pagamenti elettronici; si stanziano importanti fondi da destinare al superamento del digital divide; si promuove lo sviluppo di grandi progetti di ricerca dal contenuto fortemente innovativo e collegato all'attuazione, appunto, dell'agenda digitale italiana.
Di particolare rilevanza poi è la sezione, di cui faceva cenno l'interrogante, dedicata alla regolamentazione delle start up innovative. Le nuove disposizioni disciplinano molti degli aspetti normativi più rilevanti delle nuove imprese innovative all'interno di un quadro unitario - c'è proprio una visione completa di tutte le varie fasi della vita - per favorire sviluppo tecnologico e occupazione, contribuendo allo sviluppo di una cultura dell'innovazione e via dicendo.
PRESIDENTE. La prego di concludere, Ministro Passera.
CORRADO PASSERA, Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti. Insomma, tutte le cose di cui abbiamo parlato, penso che le troverete.

Agenzia digitale: i cacciatori di teste alla ricerca del direttore. Ma il bando?



Alla ricerca del direttore perduto...
Sta diventando un'Odissea, la ricerca del direttore generale dell'Agenzia digitale italiana.
Oggi, l'ennesimo bluff, segno evidente che il bando non solo era sbagliato, pieno zeppo di errori a potenziale di nullità, ma era semplicemente 'taroccato'.
Accuse pesante, è vero.
Ma basta leggere questo articolo di Massimo Sideri sul Corriere della Sera per comprendere quanto la selezione trasparente non sia un interesse preciso di questo Governo.
La società di headhunters, infatti, secondo quanto riportato da Sideri, sta lavorando a una short list con 2 o 3 nomi da ricercare. La ricerca si affianca a quanto già svolto da un'azienda simile a luglio, la KeyPeople.
Quando ancora il decreto legge non era stato definitivamente approvato dalle Camere...
Trasparenza su trasparenza.

Ps. ieri il nostro pezzo sulle interrogazioni sull'Agenzia digitale rimaste senza risposta.
Oggi il ministro Passera, guarda caso risponde in question time ai deputati Palmieri, Bergamini e Baldelli, dicendo: 
 "Domani il Consiglio dei
ministri esaminera' uno schema di decreto legge per l'agenda
digitale che costituira' "un ulteriore passo verso la
crescita sostenibile" e che e' volto a "fare del nostro paese
un luogo in cui l'innovazione rappresenta un fattore
strutturale di crescita sostenibile".

Ancora un decreto legge sull'agenzia digitale...?

Pd: riunione tra Bindi, Bersani, D'Alema ed Errani al riparo da orecchie indiscrete...



Un'immagine da compromesso storico, un gruppo da mobilitazione emergenziale.
Il segretario del Pd, Bersani, accompagnato dai pezzi da novanta del vecchio Pci,
D'Alema ed Errani, si è incontrato con la democrat-popolare, Rosy Bindi, storica esponente del filone democristiano cattocomuista.
L'incontro sarebbe avvenuto nell'appartamento privato della Camera messo a disposizione della vicepresidente, nei pressi di Piazza del Parlamento.
Tema all'ordine del giorno?
Certamente di alto profilo istituzionale, visto il luogo.
Ovvero la bozza che Errani ha consegnato al Capo dello Stato sulla riforma delle Regioni.
Sicuramente il quartetto ha affrontato anche il tema dei costi delle giunte regionali e dei consigli,  con le loro malversazioni, i loro sperperi, le spese di dubbia opportunità.
Ma avranno affrontato anche, veltronianamente, l'arrivo della Guardia di Finanza presso il consiglio regionale dell'Emilia Romagna.
Chissà se i magnifici 4 avranno fatto  mea culpa sulla riforma del Titolo V, approvato dal centrosinistra con solo 4 e maledetti voti di scarto a pochi giorni dalla chiusura della legislatura.
Chissà se, consumando caffè amaro e croissants, e al riparo da ascoltatori indiscreti abbiano
pianificato una exit strategy per non trasformare la Regione Emilia Romagna in un altro scandalo mediatico. 
Perché se il Pd del Lazio ha avuto buon gioco nel dire che loro stavano all'opposizione, in Emilia Romagna invece governano loro.
E da sempre.
La riservatezza è totale.
La prudenza, ai massimi livelli. 
Basti rivedere questa scena interessante:
 Errani prende il suo cellulare dalla tasca, lo passa a Bersani che chiama il suo autista per consegnargli l'apparecchio telefonico.
Mani sicure e consegna del silenzio.
Al cellulare è meglio non parlare.
Troppi disturbatori:  
molti sono visibili...
altri, invisibili...




martedì 2 ottobre 2012

L'Agenzia digitale come il porto delle nebbie...


La tormenta si sta trasformando in bufera.
La pioggia in diluvio. 
Il destino dell'Agenzia digitale italiana, la struttura che dovrebbe traghettare l'Italia nell'era di internet, risolvere il digital divide, informatizzare la pubblica amministrazione,
dare slancio alle start up, gestire 500milioni di euro e una dotazione d'organico di  ben 150 persone in sede, sembra seguire la destinazione inesorabile della solita italietta: il porto delle nebbie.
Gira voce che il ministro Passera stia chiudendo sulla scelta del candidato che guiderà la struttura.
E pare anche che abbia pure una grande fretta.
L'economia non può più attendere, dice...
Sembra però che il suo attivismo stia creando qualche difficoltà a Palazzo Chigi, tanto che lo stesso tecnopremier vorrebbe vederci chiaro, anzi trasparente.
Come dargli torto...?
Alcuni errori marchiani nel bando (che scade oggi) hanno creato grosse difficoltà presso i ministeri e a Palazzo Chigi.
Il primo, e il più grave, è stato l'indirizzo sbagliato al quale inviare la candidatura: agenziaitaliadigital@pec.governo.it. e non, come avrebbe dovrebbe essere, agenziaitaliadigitale@pec.governo.it.
Il secondo sbaglio, la data del riferimento legislativo a cui si rimandava, ma questo poteva essere  un semplice errore materiale facilmente risolvibile.
Altri equivoci hanno reso davvero imbarazzante il bando: come la mancata visualizzazione delle firme dei ministri sul pdf caricato sul sito di Governo, come le differenti versioni caricate sui siti dei vari ministeri competenti, come i continuii slittamenti della data di scandenza della nomina legati alle errate previsioni di entrata in vigore del provvedimento,
come la necessità di ripubblicare l'avviso sulla Gazzetta ufficiale. E così via...
Insomma, il classico caso psichiatrico da pubblica amministrazione moloch.




C'è chi azzarda: "Andiamo avanti lo stesso",  qualcun altro invece è più cauto: "Errori del genere causano nullità".
La questione intanto dilaga dai dicasteri al Parlamento. A occuparsene a livello parlamentare sono il senatore Elio Lannutti (Leggi testo) e Felice Bellisario  (Letti Testo) entrambi dell'Idv, il deputato del Pd-Radicali, Marco Beltrandi (Leggi testo)
e il deputato del Pdl Alessio Butti (Leggi Testo, 

La lettura delle interrogazione desta sconcerto per la
la drammatica capacità dello Stato di opacizzare l'avvio di una struttura che dovrebbe rendere trasparente... lo Stato.
Ma ancora non se ne viene a capo.
Davanti a questo bel blocco di interrogazioni inviato al presidente del Consiglio, Monti, e  tutti i ministri competenti...ovvero, Passera, Profumo, Patroni Griffi, Grillo, qualcuno ha risposto?

Tutti e cinque-  un salvatore della Patria affiancato da scienziati, banchieri, accademici, economisti- tutti in silenzio.
Più che trasparenza,
questa è invisibilità.







lunedì 1 ottobre 2012

Agenzia digitale italiana: arrivano le prime autocandidature



La rete è trasparenza:
ovunque tranne che in Italia.
La ricerca del direttore generale dell'agenzia digitale italiana prosegue. Ma lentamente.
Troppe candidature?
Troppe le pressioni?
Troppe le variabiali?
Chissà.
Nel silenzio generale del Governo- e dire che il bando scade domani sera-  ci sono tante autocandidature.
L'ultima in ordine di tempo,  di qualche ora fa, è quella dell'avv. Massimo Melica, un nome noto tra gli addetti ai lavori per l'alto profilo giuridico, la presenza in rete,  la profonda conoscenza dei meccanismi che regolano la comunicazione digitale.
L'autocandidatura viene ufficializzata direttamente da lui, dall'avvocato, attraverso il blog,  "Sotto un cielo di bit. Il blog di Massimo Melica, nato in internet"(Leggi), dopo aver inviato la propria disponibilità per posta certificata a Palazzo Chigi, con tanto di ricevuta digitale. 
E già riscuote le prime promozioni, almeno sul web, con una 'movimentazione' di oltre 1000 adesioni tramite i social network.
Tra i vari nomi in lizza, che girano sulla rete, si fanno quelli di  Salvo Mizzi, dirigente della Telecom, del Prof. De Meo e del Prof. Attardi. Outsiders che trovano la loro forza nel web.
Mentre, nell'inner-circle ministeriale, girano sempre gli stessi nomi: Alessandro Fusacchia, della segreteria tecnica del Ministro Passera, Alfonso Fuggetta del Politecnico di Milano, e infine, Mario Calderini professore del Politecnico di Torino, molto vicino al ministro Profumo.
Le loro candidature non sono mai pubblicamente dichiarate on line, in Italia per certe cose vale ancora il principio della riservatezza.
Forse tra pochi giorni sapremo chi è il vincitore che tragheretterà l'Italia nell'era digitale e sapremo soprattuto in base a quali criteri ha vinto e per quali meriti.
Certo, da chi si candida a guidare l'Agenzia digitale italiana
un tocco di trasparenza in più forse non nuocerebbe...
 
 
 
 

 



sabato 29 settembre 2012

Monti ecumenico fa gli auguri bipartisan a B&B



Monti vorrebbe un Monti bis.
Per il momento la disponibilità del tecnopremier a guidare un secondo esecutivo d'emergenza non piace alla maggioranza dei partiti che pur lo appoggiano.
Il Pd, in particolare, vorrebbe qualcosa di più,
ovvero il rientro della politica a Palazzo Chigi.
Del resto sono loro che rischiano di logorare la soglia del consenso e perdere in un
momento in cui non si può non vincere.
Al contrario il Cav., tramortito dagli scandali personali e del  Pdl, preferirebbe evitare una diretta candidatura a Palazzo Chigi, in una gara elettorale che vedrebbe il suo partito senza un volto credible, una struttura credibile, un programma credibile.
Oggi poi con la defezione della Prestigiacomo,
si è di fatto aperto il percorso frazionista all'interno di via dell'Umiltà.
Chissà quanti pidiellini sospirano:
"La stronza ci ha battuto sul tempo..."

Nessuno sa in quanti rivoli si perderà questa  creatura politica, che per la verità Berlusconi non ha mai amato quanto Forza Italia.
Quindi, l'unico che potrebbe farcela è proprio lui, il senatore a vita, nonché presidente del Consiglio, Mario Monti.
Che oggi, con una mossa dorotea, ha alzato il telefono per  fare gli auguri al Cavaliere e a Bersani, accomunati dalla stessa data di nascita.
Un fatto che poteva restare personale ma che si arricchisce di una sfumatura politica vista la ufficializzazione a opera dell'ufficio stampa di Palazzo Chigi
Questo il testo:
''Questa mattina il Presidente del
Consiglio Mario Monti ha telefonato al Presidente Silvio
Berlusconi e al Segretario Pierluigi Bersani per formulare (in
due telefonate distinte) gli auguri per i loro compleanni, che
ricorrono entrambi oggi''.
Degna di nota, la parentesi per precisare che gli auguri sono avvenute in due comunicazioni distinte per evitare -chissà- che si potesse pensare a un semi-vertice di maggioranza.
Vista la precisazione (e la precisione del dettaglio),
sarebbe utile capire chi è stato chiamato prima.
Forse Berlusconi per la maggiore età e il ruolo di suo predecessore al governo?
Forse Bersani, viste le diffidenze dimostrate dal segretario del Pd verso 
l'autocandidatura di Monti.
Che oggi ha iniziato la sua campagna di moral suation:
dagli auguri bipartisan a un governo bipartisan...









venerdì 28 settembre 2012

Il Piano Casa della Polverini non piace a Monti ma piaceva tanto al suo gruppo...



Il Governo Monti ha impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale il Piano Casa approvato dalla Regione Lazio, guidata all'ormai ex governatrice Polverini.
Un piano sofferto che ha subito più di una osservazione da parte dell'Esecutivo nazionale.
La ragione sta nella violazione di norme statali in materia di tutela del paesaggio e in
materia di governo del territorio.
Una cosetta così, insomma.

Un brutto colpo per i palazzinari di Roma, ma soprattutto per l'Udc, che ha Luciano Ciocchetti come assessore all'Urbanistica.
Come la prenderà, Casini, genero di Caltagirone?...
Come la prenderà il grande vecchio?

Certo, a dare fuoco alle polveri ci penserà il quotidiano storico della Capitale, il Messaggero, latore di 'messaggi' sempre favorevoli e disinteressati sulle politiche urbanistiche, energetiche e ambientali...
Di sicuro, l'asse Polverini-Casini si potrebbe fatalmente
incrinare.
Eppure, su quel piano casa la Polverini aveva incentrato buona parte della sua comunicazione politica con tanto di manifesti, dibattiti, programmi radiofonici sulle emittenti locali per
esaltare le magnifiche sorti e progressive dell'edilizia
familiare.
Vuoi una stanza in più per tuo figlio che si sposa?
Col piano casa lo potrai fare...
Hai bisogno di una stanzetta per il pargolo in arrivo?
Col piano casa lo potrai fare.
Era tanto l'entusiasmo che anche il gruppo regionale che porta il suo nome, 'Lista Poverini',
ha investito ingenti risorse per parlare al popolo di questa
legge rivoluzionaria.
Basta scartabellare sul bilancio del gruppo pubblicato sul sito internet per rendersene conto.
Per promuovere il Piano Casa infatti, nel marzo dello scorso anno, sono stati spesi 2000 euro per un incontro presso l'Hotel  Ripetta,  a maggio altri  2.280 euro per volantini sulla nuova legge, mentre nel luglio dello scorso anno ne sono stati spesi 6000 questa volta  per brochure.
Peccato che hanno pubblicizzato una legge come dire...
illegittima...
Ma c'è di più:
Per l'attività di convegnistica e relative spese soltanto nel 2011 sono stati 'investiti' 110mila euro definite spese generali  per riunioni, convegni, conferenze e incontri, cui si aggiungono
quasi 880mila euro per attività identificate come diffusione delle attività del gruppo attraverso  riunioni, convegni, conferenze, incontri. Sembrano voci uguali...
Ma non lo sono. Le prime sono solo incontri e dibattiti, le seconde sono invece spese di diffusione attività del gruppo, stampa e manifesti. L'attività più corposa ed esosa è quindi quella tipografica. 
Tutte fatturate, ovviamente. Ma dove stanno le fatture? 
Vabbe'...tanto ci pensa lei a fare pulizia.
Ma la fa anche a casa sua?...


giovedì 27 settembre 2012

Pdl: come cani e gatti...dentro e fuori dal Palazzo...




Roma brucia, Nerone suona la lira.
Il Pdl va a fuoco:
 mentre la Polverini toglie le deleghe agli assessori vicini a Tajani e Rampelli per distruggere quel che resta del Popolo della Libertà nel Lazio...
mentre Alemanno non sa più  che 'coniglio' tirare fuori dal cilindro...
mentre Farina, unico reo confesso del Pdl, dichiara in aula di essere lui l'autore che sta mandando in galera Sallusti...

mentre accade tutto ciò, splendida si erige la figura dell'on. Giammanco

che con abnegazione degna di miglior causa, e grande senso delle istituzioni e di opportunità politica, si prodiga per i cani e i gatti non di casa sua, il Pdl, ma dei condomini.
Già.
Impegnatissima per la riforma dei condomini, all'ordine del giorno dell'aula di Montecitorio, rivendica a sé le battaglie animaliste.
E fuori il Pdl si sta sbranando come fiere al
Colosseo...

 "Finalmente - dichiara con tanto di comunicato stampa- nessun regolamento condominiale potra' piu'
vietare di possedere animali da compagnia in casa. Si tratta di
una grande vittoria, mia e del mio partito,

da sempre attento alla tutela degli animali"...
Giuro ha detto proprio così... 
Non soddisfatta prosegue:"La norma che ho proposto, e per cui ho tanto lavorato in questi
mesi, rappresenta sicuramente una nuova conquista di civilta' del
nostro Paese".
"Chi vorra' possedereun cane o un gatto nella propria abitazione sara' libero di farlo- osserva con piglio da giurista-
sempre nel rispetto degli altri, senza preoccuparsi del
regolamento condominiale che, per citare testualmente la nuova
legge, non potra' vietare di possedere o detenere animali
domestici"
Insomma, per il suo 'sminzo'...ingresso libero.





#Sallusti: Renato Farina in Aula, sono io Dreyfus, il resoconto


La seduta, presieduta da Antonio Leone, apre alle ore 9.35. Alle 9.40 l'on. Renato Farina chiede di intervenire. Per una questione di coscienza...E confessa. Sono io Dreyfus.
Il Cicalino batte la notizia in tempo reale, le agenzie arrivano soltanto dopo 30 minuti.
Ritardano anche i siti internet del Corriere della Sera, della Repubblica, del Giornale, del Sole 24 ore e dell'Huffington Post. Questa la cronostoria.
E questo lo stenografico dell'intervento di Farina estratto dal sito della Camera, www.camera.it


RENATO FARINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Ricordo che, se vi sono altri colleghi che intendono intervenire sull'ordine dei lavori, possono farlo in questo frangente, così si evita la sospensione della seduta, con l'intesa che se, per consentire l'ulteriore decorso del termine di preavviso, dovessi interrompere la seduta, il prosieguo degli interventi sull'ordine dei lavori si svolgerebbe al termine della stessa.
Prego, onorevole Renato Farina.
RENATO FARINA. Signor Presidente, intervengo per un obbligo di coscienza e per ragioni di giustizia.
Ieri il direttore Alessandro Sallusti è stato condannato in via definitiva, senza condizionale, alla pena di quattordici mesi di reclusione per diffamazione aggravata e omesso controllo.
Ebbene, se Sallusti conferma la sua intenzione di rendere esecutiva la sentenza e di non chiedere misure alternative, accadrà un duplice abominio. Il primo è che sarebbe sancito con il carcere un puro incidente senza dolo tipico della professione giornalistica, un delitto d'opinione. Il secondo è che finirebbe in prigione per un errore giudiziario conclamato. Infatti, so bene che non ha scritto lui il testo che gli è stato attribuito, a firma Dreyfus. Quel testo l'ho scritto io e me ne assumo la piena responsabilità morale e giuridica.
Chiedo umilmente scusa alla persona offesa, il magistrato dottor Cocilovo, perché le notizie riferite, su cui si basa quel commento, sono sbagliate. Il dottor Cocilovo non aveva obbligato alcuna ragazza ad abortire - come ha riferito l'articolo di cronaca su cui ho impostato la mia opinione - l'ha autorizzata, fatto che per me resta gravissimo, ma di certo non è la stessa cosa. Chiedo quindi scusa.
Sulla base di questa mia testimonianza, chiedo umilmente per Sallusti la grazia del Capo dello Stato che, in quanto grazia, è come la pioggia che benefica anche chi non lo chiede e, dunque, può bagnare anche la testa caparbia di Sallusti, oppure chiedo si dia spazio alla revisione del processo.
Perché non ho detto nulla prima d'ora? Lascio perdere la difesa dei miei sentimenti intimi, dico solo che ho sempre Pag. 3avuto la «sindrome della ballerina di prima fila», stare sulla ribalta, meglio se da eroe coraggioso, figuriamoci se non avrei amato esibirmi. Dunque, perché non ho detto nulla prima? Ripercorro gli eventi. Prima di dieci giorni fa, prima cioè dell'articolo di Vittorio Feltri sul quotidiano il Giornale che annunciava la valanga incombente, io non sapevo nulla di nulla, ignoravo non solo la condanna, ma anche che quell'articolo fosse stato querelato da qualcuno, tanto meno da un magistrato. Ho domandato, allora, se la mia testimonianza, con cui mi fossi attribuito l'articolo, avrebbe potuto essere utile a qualcuno o a qualcosa. Mi è stato detto di «no»; la Cassazione non valuta il merito, già stabilito, ma la forma, giudica la congruità del diritto.
Per me, però, una questione decisiva è stata piuttosto un'altra. L'ordine dei giornalisti nel gennaio 2006 svolse un'indagine per scoprire chi si celasse dietro la firma Dreyfus. Sospettava fossi io. Se avesse accertato questa identità, mi avrebbe impedito di esprimere la mia opinione e avrebbe sanzionato il direttore che me lo consentiva. Sallusti sostenne che Dreyfus era un nome collettivo, come Elefantino per il quotidiano Il Foglio. Egli fece questo per amore della mia libertà e della mia persona, tutto per consentirmi libertà di opinione, di pensiero e di scrittura in cui vedeva coincidere la mia passione per la vita.
Si espose sempre per questo in tutti questi anni. Così si espose in seguito, dandomi ospitalità su Libero, da lui diretto, stavolta con il mio nome e cognome ed essendo per questo punito dall'ordine dei giornalisti di Milano con due mesi di sospensione.
Con questi precedenti ero certo, smentendo Sallusti, di causargli ulteriori guai presso l'ordine dei giornalisti della Lombardia per le affermazioni fatte nel 2006 da Dreyfus (e ci sono precedenti palesi di questo atteggiamento). Ho così confidato fino all'ultimo nella remissione della querela da parte del magistrato, fino all'ultimo istante. Non è accaduto. Sallusti intende affermare, costi quello che costi, un principio. Ora spero che quanto detto possa contribuire ad impedire un obbrobrio, consentendogli però di affermare questo principio.
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Renato Farina.
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RENATO FARINA. Una sentenza emessa in nome del popolo italiano non può basarsi su un falso storico e, quando accade, questa sentenza va corretta. Sallusti non ha scritto quell'articolo. Se qualcuno deve pagare per questo, sono io (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

mercoledì 26 settembre 2012

Rai: al Tg1 marchettone a Montezemolo e Della Valle. Intanto il Cav. prende Freccia Rossa


"I direttori non devono avere pressioni".
Così ha tuonato il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, oggi in commissione di vigilanza Rai.

Chissà se ad Alberto Maccari, direttore del tg1, saranno fischiate le orecchie.
Non che ne subisca, per carità...
Si veda l'ultima intervista rilasciata dal presidente di Ntv, Luca Cordero di Montezemolo.
Un esempio di equilibrio e distacco.
Comodamente seduti sul trenosuperveloce, Italo, di cui - per decenza- appena s'intravede il logo,
il giornasta Dino Sorgonà e Montezemolo
discettano di crescita e concorrenza sfiorando sublimamente e solo subliminalmente scenari politici:
"L'Italia -esordisce Montezemolo- che è piena di eccellenze e di capacità deve togliere un tappo per far esplodere energie che vuol dire soprattutto lavoro per i giovani".
Mah.
"Quale sarà il nuovo modello economico?" chiede Sorgonà, quasi avesse davanti il premio Nobel per l'Economia Stiglitz o il premier Monti.
E lui, l'Italico creatore della concorrenza sui binari, replica con toni da manifesto politico programmatico:
"Le aziende che investono, che innovano, che sanno interpretare questi cambiamenti sono quelle vincenti".
Al 40^ secondo, si arriva finalmente alla questione trasporti con Italo, neppure citato ma ovviamente sottinteso.
Se Berlusconi prometteva un milione di posti di lavoro,
Montezemolo garantisce un milione di passeggeri e l'attivazione 1000 nuovi posti di lavoro a chi?
Ai giovani, ovviamente....
In questo scenario idilliaco, scorre sullo sfondo, neppure tanto velocemente, il paesaggio campestre di un'Italia futura...
Un minuto e 39 secondi di magnifica fattura...giornalistica s'intende.
Il giorno dopo, ieri, sempre il tg1 delle 20, in un servizio di Paola Caccianti dedicato alla settimana della moda di Milano, compare uno similspottone alle Tod's.
Per la Caccianti c'è un attacco concentrico al lusso italiano,  
 "poche le tendenze inverse - spiega- con Ferragamo, Prada e Tod's che continua (usa il singolare e non il plurale, ndc)a esaltare quell'Italian Touch che ha  conquistato il mondo dagli anni '60 in poi e che propone al di là della moda oggetti e valori di tradizione, di solidità e durata per le esigenze di un mercato che chiede sempre meno effimero e sempre più stile".
Urca!
Il Patron di Tod's è Diego Della Valle,
socio di Montezemolo nell'avventura di Ntv.

Una due giorni mediatica davvero esasperante per l'ad di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti.

Ma meno male che Silvio c'è...
Almeno lui, ieri in Freccia Rossa...


martedì 25 settembre 2012

Senato: cocaina dall'Ufficio Postale di Palazzo Madama...



La notizia è sconvolgente:
il direttore dell'ufficio postale presso il Senato della Repubblica,  Ornaldo Ranaldi, è stato arrestato stamattina tra lo sconcerto dei senatori e degli funzionari della Camera Alta.
L'accusa è di spaccio di droga, cocaina per l'esattezza.
Ancora non si capisce se tra i suoi clienti ci fossero i rappresentanti del popolo italiano.
Qualcuno, dietro garanzia dell'anonimato, ha affermato che nel suo 'portafoglio' ci fossero anche senatori:
"Qui, il 10% sniffa" sibila maligno...
Non si direbbe vista l'atomosfera soporifera di Palazzo Madama.
Evidentemente, l'altro 90% fuma erba.



La Polverini, ora che ha tempo, dia una spolverata a Città Nuove, la sua fondazione



Un colpo di reni per rivendicare la sua trasparenza.
Un operato cristallino quello di Renata Polverini che sicuramente ha inagurato un nuovo modo di dare le dimissioni...
Certo, diciamolo, qualche colpo lo incassa anche lei:
è rimasta piuttosto male di come il presidente del gruppo che ha nel simbolo il suo nome, 'Lista Polverini', ha gestito i soldi che dalla giunta arrivavano, stornati dall'Ufficio di Presidenza, ai partiti di via della Pisana.
Lei non se sapeva niente.
Vabbe' può essere.
Ti pare che il governatore della seconda regione più importante d'Italia sappia cosa succede in consiglio regionale, che sta laggiù in posto dimenticato da Dio, e che puzza pure per via della discarica di Malagrotta che sparge i suoi effluvi proprio da lì accanto?
Oltretutto, checché se ne lamenti lei, in consiglio regionale c'è l'autonomia legislativa e statutaria.
Tuttavia, qualcosa di oscuro impera anche sulla sua organizzazione politico-culturale. 
La Fondazione Città Nuove (fondazionecittànuove.it)
è una sua diretta emanazione, la 'macchina' elettorale con la quale si è presentata, con scarsi successi per la verità, nel territorio laziale durante le ultime amministrative.
La trasparenza tanto reclamata dalla Polverini
non c'è neppure lì.

Non c'è lo statuto (almeno on line), cosa che per una fondazione politica è un must,
non c'è la gerenza, il direttore scientifico, il direttore generale, un comitato, non c'è un nome che sia uno.
Insomma, una fondazione fantasma?
Quasi.
Chiamando la sede al telefono,
l'unica voce che risponde è quella di un tecnico- alemeno dice lui- che sta lì pare per caso, anche se conferma che la fondazione fa capo alla Presidente Polverini.
Verrebbe voglia di avvisarlo: "Ma lo sa che si è dimessa?".
Evitiamo di dargli questo brutto colpo.
Continuiamo a navigare cercando elementi di vitalità.
Sul link 'Formazione', sopravvive un invito a
un corso di formazione di otto ore tenutosi a Cisterna di Latina, presso la sala delle Statue sul Bilancio dei Comuni e Patto di Stabilità, caricato nel luglio del 2012.
Sempre sulla home, il rullo un'agenzia di stampa lancia gli aggiornamenti. L'agenzia è Iris press, diretta da Massimiliano Morelli. Lo stesso che dirige VignaClarablog.it, quartiere di fighettini...
Guarda un po'...la gente di Roma Nord...sta proprio dappertutto.
Comunque, questi fantasmi che operosamente e invisibilmente lavorano nella fondazione di Città Nuove hanno 'incartato' la Capitale con manifesti della Polverini:
"Questa gente la mando a casa io. Ora facciamo pulizia".
Giusto. Giustissimo.
Ma...chi li ha fatti questi manifesti?
Chi li ha attaccati?
I 'militanti' di Città Nuove...?
Un service?
Il Pd ha speso 600mila euro in manifesti, questi quanto sono costati ?
E chi li ha pagati?
Lei, la Polverini ha - parola sua- il conto è sempre in rosso...












Pdl: alla ricerca dell'agnello sacrificale...

Nel caos che impazza nel Pdl romano, si sono aperte le consultazioni per i candidati al Comune,  alla Regione e a Palazzo Chigi.
In questa verticosa ricerca di 'agnelli sacrificali' nessuno vuole metterci la faccia. Troppi gli scandali, troppi i veleni, troppe le divisioni. Per questo, in un capanello in Transatlantico,  si sono riuniti in raccolta l'on. Fabio Rampelli, il capo della potentissima cordata dei 'Gabbiani' e la 'sua' gabbianella, Giorgia Meloni, il volto pulito sul quale gli ex di An punterebbero per 'smacchiare' l'onta inferta da Fiorito.    
C'è un terzo incomodo inanimato: un coniglietto arancione che Giorgia tiene fermo in mano, fissandolo con depressa insistenza quasi a dire: "Che fai, ti candidi o no...?".