martedì 22 luglio 2014

(AUTO)AUGURI ALLE CICALINE...


Mi sa che oggi facciamo gli anni.
Il nostro terzo compleanno. Siamo ancora dei bambini, anzi delle bambine.
Ma di danni ne abbiamo già fatti molti. E proseguiremo. Grazie a tutti coloro che ci seguono e a quelli che ci hanno fatto gli auguri!
Lunga vita al Cicalino, ma soprattutto alle Cicaline, vere anime di questa 'idea parlante'...(grillo parlante...è ormai out!)

venerdì 13 giugno 2014

RENZI CACCIA FUORI I SOLDI PER I TUOI COLLABORATORI....ADESSO!


 
 

Lavoro, legalità: Renzi le sta sparando tutte per rilanciare l'occupazione e favorire sviluppo. Ma le 'pistole' sono scariche quando si tratta di regolarizzare la posizione di tanti collaboratori della Presidenza del Consiglio dei ministri ...che lavorano a ritmo serrato presso i ministeri senza portafoglio. L'espressione, che indica quei dicasteri che non hanno un proprio budget, esce dal significato allegorico per diventare reale. Essì perché questi dipendenti non possono per davvero mettere mano al proprio portafoglio perché Renzi non ha ancora chiuso la loro situazione contrattuale. Da quando si è insediato, questi professionisti iperspecializzati prestano la loro opera a titolo gratuito: sono 4 mesi infatti che non prendono lo stipendio. I problemi non sono legati soltanto alla sopravvivenza quotidiana, ma anche alle necessarie coperture assicurative e previdenziali, e addirittura alla timbratura in entrata e in uscita dai palazzi del potere. Mancano ancora i Dpcm di assunzione, e siccome la questione dovrà passare al vaglio della Corte dei Conti, che come si sa ha i suoi tempi, questi professionisti rischiano di restare fino a settembre senza vedere un centesimo. Uno dei timori che li assale è la retroattività del contratto. Pare sia girata voce che la decorrenza non parta dal giorno dell'insediamento di Renzi a Palazzo Chigi ma parta successivamente. Il che equivale ad aver lavorato gratis. La vicenda sta passando sotto silenzio, e - a parte il Fatto Quotidiano - nessun giornale ne ha parlato. Ci pensiamo noi, facendo loro un grosso in bocca al lupo! Speriamo che alla prossima conferenza stampa sulle varie #svoltebuone qualche collega si ricordi di chiedergli di questa piccola, piccola amnesia.
 
 

mercoledì 21 maggio 2014

SULLA BORSA PRADA DELLA DEMOCRAT PICIERNO E ALTRE NOTIZIE

 
 
 
 
Ringraziamo Il Giornale e Libero per aver ripreso e citato, citato soprattutto lo 'scoop' del Cicalino sulla modesta borsa Prada della democrat Picierno
 La notizia è diventata virale, sta su tutta la rete, anche con plagi, saccheggi, riscritture, indebite appropriazioni.
Così va il mondo.
Grazie anche, e soprattutto, ai nostri lettori, vecchi e nuovi. Abbiamo nuova linfa per proseguire il nostr...o cicaleccio...
Ah e da oggi siamo anche su Linkedin. Seguiteci.
Tra poco...rilevanti novità sul fronte Camera. Vertici molto vertici...stanno per cedere al diktat di Renzi. C'è chi non vuole rinunciare al modesto stipendio di 500 mila euro (lordi)...E pare stia per firmare la lettera di saluti.
Ma attenzione. Non è un addio.
Solo un arrivederci.
Lo rivederemo in altri lidi.
Anzi Colli...

venerdì 16 maggio 2014

PD, LA DEMOCRATICA PICIERNO FA LA SPESA DI 80 EURO...CON LA BORSA PRADA DA 1500 'EURI'...




Ha difeso il bonus di 80 euro come una leonessa. Del resto, quel carattere da campana verace l'aiuta. E quello sguardo fiero, quella bellezza semplice e quella voce stentorea la rendono credibile. Pina Picierno, deputata democrat dai trascorsi poltiticametne ballerini...-famosi i suoi giri di valzer prima con De Mita, poi con Veltroni, poi con Bersani, poi con Franceschini infine con Renzi- ha rivendicato l'iniziativa del suo premier come misura  utile per una spesa di due settimane. Poi sbertuggiata dalla rete, ha precisato che intendeva spesa per single, non certo per sfamare una famiglia con due o tre bambini.  Ai quali il latte a lunga conservazione da 99 centesimi non si può proprio dare...Comunque, passata la buriana, la bella Pina prosegue il suo tour elettorale nell'Italia del Sud. Ieri, uscendo dalla Camera, l'abbiamo incontrata, mentre a passo di carica, fuggiva per una delle sue tappe dopo aver diligentemente svolto il suo compito da brava deputata, votando a favore per l'arresto di Genovese. Per il Pd in campagna elettorale la giustizia si arricchisce sempre del suffisso 'lismo'. Ma questo è un altro discorso. C'era comunque qualcosa che stonava con quel temperamento da popolana che la rende irresistibile e quel particolare era una meravigliosa borsa Prada, a sacca, color grigio. Una Prada dal costo (come minimo) di 1500 euro. Almeno 15 volte tanto il bonus di 80 euro che il suo Matteo destinerà agli italiani che percepiscono meno di 1500 euro al mese. Era una borsa shopping: utile per fare la spesa per due settimane. L'abbiamo interpellata su twitter al riguardo: o hai speso due volte tanto il bonus annuale o l'hai comprata contraffatta. Il che non sarebbe il massimo per chi milita nel Pd che almeno a parole difende il Made in Italy. 
Non ha risposto...Almeno per ora.  


CAMERA, LAVORARE STANCA. MA NON IN AULA...

Lavorare stanca. Ma non al piano aula della Camera dei deputati. La conferma arriva dalla qualità delle cibarie e bibende consumate alla buvette, ben diversa da quella del bar dei dipendenti, situato nei sotterranei di Montecitorio. In buvette, rosette di 30 grammi, al bar dei 'peones' bei panini di almeno 80 grammi ben rimpinzati di ogni bontà ma soprattutto già pronti anche alle 8 del mattino. La ragione? Semplice: i sotterranei della Camera sono frequentati soprattutto dai lavoratori che svolgono mansioni pesanti. Traslocatori, magazzinieri, carpentieri. E siccome lavorano sodo sin dal primo mattino, alle 10 già cominciano ad addentare ciriole...Ben diversa la situazione su nell'elegante caffé dei deputati. Loro, ci spiegano, preferiscono gli yogurtini, i panini light. Banditi anche i superalcoolici che vengono consumati raramente. Si è diffuso anche il cappuccino con il latte di soia, i succedanei del caffè, come il gingseng e l'orzo. Molta scelta tra i tè e tisane. Quelle calmanti e digestive...

giovedì 25 luglio 2013

GOVERNO LETTA FA CHIUDERE L'ASILO NIDO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO.






Scandalo! Il  governo con il più alto tasso di donne ministre consente la chiusura dell'asilo nido della Presidenza del Consiglio dei ministri. Già perché il tanto agognato asilo della Presidenza del Consiglio chiude i battenti. 
Lo ha deciso la Asl dopo attente ispezioni nei locali delle strutture adibite nel lontano 2003 dall’allora ministro delle Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, a baby parking  per i figli e i nipoti di dipendenti  della pubblica amministrazione.
Le motivazioni, secondo alcune fonti, sarebbero la mancanza di spazi esterni del micronido collocato al 4°piano di Largo Chigi e l’assenza di una vera e propria mensa con tanto di cuoco, sopperita dalla Pcm, nell’era Carfagna,  con un servizio di catering, vincitore di bando.
Possibile che ci si accorga solo adesso delle irregolarità delle strutture? A pensar male si fa peccato, ma alle Cicaline viene il sospetto che a inviare i controlli possa essere stato qualche genitore indispettito dal mancato inserimento del proprio pargolo nel nido o da qualche  società di refezione in cerca di rivalsa per  non aver vinto il concorso...  
Chi lo sa??!!   Quel che è certo è che a più di 12 anni dalla loro apertura i micro-nidi ‘Qui Quo Qua’ (largo Chigi) e ‘Cip e Ciop’ (via della Mercede)  a fine luglio spariranno.  lasciando a spasso  sette educatrici e nei guai i bimbi vincitori di bando del prossimo anno.
In vista dell’estate sarà praticamente impossibile per le prime trovare un altro impiego in tempo per settembre  e per i secondi trovare posti nei nidi pubblici e privati della città. 
Parola di mamma!

martedì 16 luglio 2013

UN POSTO AL SOLE AL SUMMER CAMP DEI BILLIONAIRES

 
 
 
 
Altro che Assemblee di Confindustria, Meeting di Rimini o Cortina Incontra varie, se conti davvero t'invitano a Sun Valley.
Lo sanno bene Gianfranco Zoppas e Jaky Elkann, tra i pochi italiani ad avere il privilegio di sedere accanto ai mogul del mondo per partecipare al summer camp della banca d'investimento Allen and Co.
E anche questo luglio, per il trentesimo anno di fila, la conferenza di Sun Valley, che prende il nome dalla nota località dell'Idhao nel cuore delle montagne rocciose, non ha deluso le attese, ospitando la creme della creme del jet set internazionale.
Sulle Rocky Mountains pochi giorni fa sono infatti atterrati, tra gli altri, (naturalmente con i loro jet privati), il presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, Abd Allāh II ibn al-Husayn,  re di giordania con la splendida moglie Rania, l'immancabile squalo dei Media Ruphert Murdoch, quest'anno senza la moglie Wendy - da cui pare stia divorziando - ma comunque scortato dai suoi due figli maschi e rispettive signore. E poi ancora, il ceo di Apple, Tim Cook, la celebre stilista Diane Von Furstenerg  e un volto nuovo della scena internazionale, Nicholas Woodman, fondatore di GoPro cameras, di cui sentiremo molto parlare.
Durante questa edizione, conclusasi da poco più di 24 ore, si è discusso in particolar modo di cyber insecurity, del futuro delle Universita', ma anche di Messico, Egitto, di start-up e social network, in particolare di Pinterest, Quirky e Stripe e naturalmente di filantropia con Bill e Melinda Gates. Sembra che l’intervento più applaudito sia stato quello di Jed Bush, ex governatore della California, su immigrazione e creazione di posti di lavoro. Per la serie 'tutto il mondo è Paese'.
Ma siccome Sun Valley nasce principalmente come un summer camp per stringere relazioni e fare business, ma soprattutto fare in modo che le next generations e quindi i pronipoti si trovino la strada spianata sul fronte network, il programma per il tempo libero è davvero impressionante. Così quest'anno mentre gli uomini giocavano a golf  le signore si dilettavano a fare la maglia, zumba, yoga o tiro al piattello, le più atletiche addirittura tracking e mountain bike.
Per i piùpiccoli, manco a dirlo, sono stati allestiti spazi appositi: una zona lounge per ospitare l’esercito di tate al seguito e un intero tendone modello ‘accampamento indiano’ con tanto di artisti e intrattenitori vestiti da cowboy come nel vecchio west.
E per deliziare il palato pranzi e cene a buffet in quantità.
...Solo lo scorso anno la conferenza ospitava il nostro ex premier Mario Monti, omaggiato dalla cuoca del fondatore, la signora Cristina, con un menù tutto italiano.
Questa volta alla cena inaugurale hanno servito Alce, corna comprese!
 
 

giovedì 11 aprile 2013

#Rassegnaweb: ecco l'accordo (capestro) tra Fieg e Camera dei deputati, esclusiva di Public Policy




Proseguono i colpi di scena sulla #rassegnastampa on line: l’agenzia di stampa Public Policy - www.publicpolicy.it –  è venuta in possesso dell’accordo sottoscritto tra la Camera dei deputati e la Fieg.
Nessuno ne ha parlato, perché si sa, gli editori pagano i giornalisti e i giornalisti tengono famiglia e per lo più si sentono parte lesa perché, a loro dire, le rassegne on line ledono il diritto d’autore e ledono l’azienda editoriale per la quale lavorano. Opinioni…
Comunque, l’agenzia pubblica per intero (quasi) la lettera che Fini e Lupi hanno inviato all’ex deputato Moles che in chiusura di legislatura, quando ormai l’accordo era stato siglato,  scrisse una lettera al presidente Fini chiedendo la rivisitazione dell’accordo.
La lettera è arrivata qualche settimana fa. La novità sconcertante è aver ritenuto congruo un compromesso attraverso cui da una parte si chiude la rassegna ai cittadini, mentre dall’altra si apre alla fornitura del servizio ad ambasciate, consolati e prefetture, oltre che ai parlamentari.
Si oscura ai cittadini, si allarga al Palazzo.
Questo è il testo pubblicato da Public Policy (consultabile anche su http://www.publicpolicy.it/rassegna-online-cosa-prevede-laccordo-tra-fieg-e-camera-10152.html ) .
PPA0079 4 POL NG01 675 ITA0079;
RASSEGNA ONLINE, COSA PREVEDE L’ACCORDO TRA FIEG E CAMERA
IL 15 MARZO IL SERVIZIO WEB È STATO SOSPESO. ORA SOLO INTRANET E AMBASCIATE
(Public Policy) – Roma, 11 apr – Sospensione della rassegna
stampa online della Camera, nella versione accessibile
liberamente sul sito di Montecitorio. Allargamento del
servizio alle ambasciate, alle prefetture, ai consolati. È
il contenuto dell’accordo raggiunto lo scorso inverno dalla
Camera dei deputati con la Fieg (Federazione italiana
editori giornali) per la tutela dei diritti d’autore.
 Il servizio della rassegna stampa online della Camera è
stato interrotto il 15 marzo scorso  dopo una lunga polemica
sulla rete che si divise tra coloro che volevano la
prosecuzione del servizio e quanti, soprattutto giornalisti
ed editori, consideravano la rassegna stampa online lesiva
del diritto d’autore e uno dei motivi della crisi economica
in cui versano i giornali e le aziende editoriali.
 LA LETTERA DI MOLES E LA RISPOSTA DI FINI E LUPI
 Poco prima della chiusura della XVI legislatura, il
deputato Pdl Giuseppe Moles, scrisse una lettera al
presidente della Camera, Gianfranco Fini, nella quale
chiedeva la riapertura della rassegna online, la
trasmissione di copia dell’accordo sottoscritto con la Fieg,
e il parere formulato dall’avvocatura della Camera alla luce
del quale l’amministrazione decise di non rendere più
disponile al pubblico la rassegna.
 Il presidente della Camera Gianfranco Fini trasmise il
materiale richiesto a Moles, eccetto il parere
dell’avvocatura non consultabile, “perché – come spiegava
nella lettera di risposta al deputato – l’art.2 comma 1
lettera d del Regolamento in materia di accesso ai documenti
amministrativi della Camera dei deputati esclude
espressamente il diritto di accesso nei confronti dei pareri
legali”.(Segue)
SAF
111737 Apr 2013
PPA0080 4 POL NG01 599 ITA0080;
RASSEGNA ONLINE, COSA PREVEDE L’ACCORDO TRA FIEG E CAMERA-2-
(Public Policy) – Roma, 11 apr – Le spiegazioni sulla scelta
di chiudere il servizio di rassegna stampa sono contenute in
una lettera a Fini di Maurizio Lupi vicepresidente della
Camera e presidente del Comitato per la comunicazione e
l’informazione interna: “Alla luce dell’istruttoria tecnica
svolta dagli Uffici e della decisione assunta dall’Ufficio
di presidenza – scrive Lupi – i rilievi formunati dall’on.
Moles non possono essere accolti. La Camera infatti è
chiamata ad applicare la normativa in materia di diritto
d’autore, così come richiesto dalla Fieg, e secondo quanto
hanno fatto anche altre amministrazioni pubbliche. Ritengo
quindi che l’accordo sottoscritto tra Fieg e Camera dei
deputati sia in linea con l’indirizzo assunto dall’Ufficio
di presidenza”.
 Pur  avendo la Camera sottoscritto il citato accordo,
scriveva ancora Lupi, “resta impregiudicata per la Camera
medesima la possibilità di acquisire il servizio di rassegna
stampa anche da agenzie del settore non aderenti al
Repertorio Promopress, purché tali agenzie rispettino la
normativa sul diritto d’autore”.
 Il repertorio Promopress  è uno strumento (un ‘modello di
licenza’) messo a punto dalla Fieg per la gestione dei
diritti d’autore nelle rassegne stampa. Il Repertorio
consiste in una lista di testate i cui contenuti editoriali
sono riproducibili e utilizzabili secondo criteri specifici
appositamente definiti per le rassegne. Per Lupi la
sottoscrizione dell’accordo con la Fieg “rappresenta solo
uno degli strumenti attraverso i quali la Camera attua il
principio della tutela del diritto d’autore”.(Segue)
SAF
111737 Apr 2013
PPA0081 4 POL NG01 547 ITA0081;
RASSEGNA ONLINE, COSA PREVEDE L’ACCORDO TRA FIEG E CAMERA-3-
(Public Policy) – Roma, 11 apr -
 L’ACCORDO QUADRO TRA CAMERA E FIEG
 In quanto all’accordo stipulato tra Fieg e Camera dei
deputati, esso prevede la “possibilità di fruizione della
rassegna stampa relativa ad articoli di testate appartenenti
al Repertorio Promopress a titolo non oneroso e attraverso
la rete intranet per i soggetti già abilitati al relativo
accesso ovvero mediante utilizzo di password per determinate
categorie di soggetti autorizzati, titolari di un interesse
istituzionale a fruire della rassegna stampa (ad esempio, e
con riserva di individuare consensualmente altre categorie
di soggetti, le ambasciate e i consolati italiani
all’estero, le prefetture)”.
 Prevede poi “la limitazione dell’utilizzo dell’archivio
delle rassegne stampa ai soli utenti autorizzati; la
sospensione della pubblicazione della rassegna stampa sul
sito internet della Camera dei deputati in modalità
liberamente accessibile al pubblico, a far data dal 1°
gennaio 2013, compatibilmente con le esigenze di
implementazione da parte dell’amministrazione parlamentare”.
 E ancora: “Possibilità di pubblicazione sui siti internet
dei singoli parlamentari di articoli di testate appartenenti
al Repertorio Promopress concernenti la loro attività”. Nel
verbale dell’ufficio di presidenza che ha dato il via libera
a questo accordo il presidente Fini ha sottolineato il ruolo
istituzionale garantito dal servizio di rassegna stampa con
l’individuazione di ulteriori soggetti pubblici che potranno
usufruire del servizio stampa online. (Public Policy)
SAF
111737 Apr 2013
 Comunque, al di là dei toni asettici tipici di un’agenzia di stampa che si rispetti, la traduzione in vulgaris è:
Ci hanno inculato. Tutti.
Fini che ha ritenuto congruo il compromesso, chiudo ai cittadini ma apro ai palazzi, Lupi che fa l’amico del giaguaro, l’amministrazione che segreta, appellandosi a norme regolamentari,  i pareri  dell’avvocatura della Camera, manco stessimo parlando di Ustica…
Grazie a Moles per aver consentito un minimo di trasparenza

venerdì 7 dicembre 2012

COMUNICATO STAMPA DEL CICALINO SU DECISIONE SENATO E CAMERA DI OSCURARE LE RASSEGNE WEB

COMUNICATO STAMPA
 IL CICALINO BLOG: GLI EDITORI LA SPUNTANO?
BOICOTTAGGIO DELLE EDICOLE E DEI PORTALI LEGATI AI GIORNALI

 Il Cicalino ha perso la battaglia #Nocensurerassegneweb.
Il blog insider parlamentare,  che per primo aveva denunciato l’oscuramento da parte delle istituzioni, a cominciare da  Palazzo Chigi, delle rassegne web a seguito delle richieste avanzate dalla Fieg, ringrazia tutti coloro che avevano sostenuto la campagna internet sulla libertà di consultazione. In particolare Gianni Riotta che con la sua autorevolezza aveva innalzato il livello del dibattito e animato per intere settimane il confronto con l’hashtag #nocensurerassegneweb.
La delusione è grande e anche piuttosto dolorosa.
Ci avevamo creduto fino in fondo: avevamo creduto che ci potesse essere ragionevolezza e buon senso da parte degli editori. Avevamo creduto che si potesse raggiungere un compromesso che coniugasse da una parte l’innegabile diritto al profitto  dell’azienda editoriale e la tutela del diritto d’autore, con le incessanti trasformazioni della comunicazione 2.0, con il diritto dell’utente web di avere un’informazione completa e pluralista,  dall’altra.
Gli editori invece hanno voluto non  vincere, ma  stravincere: puntando pubblicamente alla tanto decantata tutela del diritto d’autore, ma dissimulando il loro vero obiettivo,  rivendicare il diritto di fare profitto infischiandosene dei lettori 2.0 e del mercato on line. Ignorando quella magnifica rivoluzione democratica che è il web.
Quel che è inaccettabile e vergognoso è la loro ipocrisia: a loro, agli editori,  del diritto d’autore non interessa un fico secco, né interessa la tutela dei loro autori, dei loro giornalisti e dei loro commentatori, usati come  foglia di fico per nascondere ‘lo sterco del diavolo’:
la cupidigia del  guadagno a tutti costi senza avere un minimo senso etico e responsabilità sociale d’impresa.
Do you understand…?
Sì, la responsabilità sociale d’impresa, cari editori, quella che si sta diffondendo ovunque e che ‘impone’ all’imprenditore di  restituire alla società qualcosa dei suoi profitti attraverso iniziative per la comunità dalla quale riceve gli strumenti economici per poter andare avanti.
La malafede è dimostrata dall’incapacità  di riformare la legge sul diritto d’autore, ferma al 1941. La Fieg ha ottenuto il massimo  forte della debolezza della politica, che usa internet e il 2.0 solo per fare comizi.
Nella patetica speranza che i cittadini tornino  nelle edicole, gli editori  hanno commesso l’errore più grande. Escluderli dalle loro decisioni.
Peggio per loro.
Per quanto ci riguarda, noi con i giornali non ci incarteremo più neppure il pesce, boicotteremo le edicole nella speranza che tanti ci seguano.
Diceva un ‘primate’ della I Repubblica:
“La politica è sangue e merda”.
Oggi è solo merda.
Amen.

martedì 27 novembre 2012

@GiorgiaMeloni e il falso manifesto tarocco: caccia alle untrici amazzoni...



Si sta scatenando un dubbio esiziale nel Pdl, o in quel che ne rimane.
Una domanda che non ha nulla a che vedere con i destini Patrii e con la legge elettorale, né con la nuova formazione annunciata da Berlusconi.
Sulla rete non si parla d’altro. Blog, tweet, messaggi privati anche di onorevoli deputati del Fli:
“Ma la foto di Giorgia Meloni è vera o è taroccata?”…


per continuare clicca su:

venerdì 23 novembre 2012

Le Cicaline ora stanno sul ilcicalino.net




Care amiche Cicaline, cari amici Cicalini,
ci siamo trasferite sul


seguiteci e...
Diffidate dalle imitazioni



mercoledì 7 novembre 2012

Camera dei Deputati, la fontana Anisetta resta al...verde


Le Cicaline trasmigrano...





Entro breve questo blog non sarà più aggiornato.
Le Cicaline a breve trasmigrano su www.ilcicalino.net
Continuate a seguirci.



Camera dei deputati: buvette in plastica...


Brutto colpo all'indiscussa eleganza della Camera dei Deputati.
A causa di uno sciopero dei dipendenti della Compass Group addetti ai servizi della mensa, del ristorante e del bar interno alla Camera dei Deputati, anche l'aristocratica buvette di Montecitorio subisce l'umiliante conversione alla plastica...
Chi arriva oggi infatti per ristorarsi con un caffè e una brioche, dovrà utilizzare volgarissimi bicchieri e tazzine monouso di materiale non biodegradabile.
Chissà perché non hanno scelto materiale di carta, altrettanto bruttino ma molto meno inquinante.
C'è chi si lamentava della scelta mostrando molta sensibilità alla "dignità delle Istituzioni" e molta poca sensibilità per i diritti dei lavoratori.
Uno 'scandalo'...piccolo di fronte all'ondata crescente di malcostume politico, ma grande considerata l'alta
considerazione che la Camera ha del proprio decoro istituzionale.
Basti considerare che è assolutamente vietato girare in Transatlantico con le bottigliette di acqua in mano o mangiare un tramezzino al di fuori della buvette.
Ma per tornare alla vertenza sindacale che ha determinato lo sciopero, il personale sta protestando contro la decisione della Compass Group di licenziare su scala nazionale 824 lavoratori, 15 dei quali addetti al reparto caffetteria all'interno della Camera.
"A seguito della decisione unilaterale da parte dell'zienda di procedere ai suddetti licenziamenti senza la preventiva contrattazione sindacale prevista dalla legge- recita il  volantino affisso in mensa e consegnato su richiesta- proclamiamo un'azione di sciopero che coprirà la turnazione dell'intera giornata lavorativa, nella speranza di sensibilizzare l'opinine pubblica su questa problematica che potrebbe decidere il destino di 15 famiglie".
Sensibilizzare l'opinione pubblica sulla problematica?
Sembra un comunicato da collettivo anni '70.
L'unica preoccupazione dell'opinione pubblica camerale oggi
è quella di dover digiunare:
niente pasti in mensa, niente pasti al ristorante.
Per una volta funzionari e deputati condividono lo stesso destino: mettersi a dieta, almeno per un giorno.
L'opinione pubblica extra-camerale sarà contenta.



martedì 6 novembre 2012

Contro-cronaca di un funerale, Rauti, l'orazione funebre di Malgieri e l' 'io dissento' di Isabella



All'indomani dei funerali di Pino Rauti, l'ultimo gigante di destra del '900,
i più agitati erano Gennaro Malgieri e Antonio Mazzocchi.
"Quella era la stessa gentaglia che contestava Rauti in vita e che contestava addirittura Almirante" racconta oggi  in Transatlatico Malgieri.

Gennaro ha ricevuto un sacco di complimenti per l'orazione funebre di ieri: "Ma anche un sacco di sms negativi per l'articolo di oggi sul Tempo", confessa.
Un articolo nel quale Gennaro prende le distanze dalle intemperanze in chiesa, difendendo il suo vecchio amico e sodale, Gianfranco, senza tuttavia risparmargli critiche.
Turbato lo era eccome, Gennaro.
E non solo perché aveva davanti a sé il feretro del suo Maestro avvolto nel tricolore con migliaia di ex missini, ex aennini,
ma lo era anche per quell'ondata di odio che è violentemente esplosa nella chiesa all'arrivo dell'ex presidente di An e che ha travolto tutti come una frana di un ghiacciaio dolomitico. 
Un odio che ha gettato tutti dritto dritto in un pozzo nero:
la tragedia della guerra civile italiana.
Una ferita che non si è mai rimarginata perché loro erano i 'proscritti'.
E sarebbero continuati a esserlo anche dopo le vittorie del '94. E lo sono anche oggi, proscritti, e lo saranno sempre fintantoché ci sarà qualcuno, come gli ex di Forza Italia o gli ex democristiani, che  continuano a chiamarli, a definirli, con massimo sprezzo, alternativamente ex fascisti ed ex missini.
Chi conosce Von Salomon,
 conosce la vertigine di quella magnifica, rabbiosa, solitaria, voluttà di appartenenza a una comunità di sconfitti.
Sconfitti sì dalla Storia ma mai piegati negli ideali.
Risuonava la sua voce ancora più roboante del solito nella navata centrale della Chisa di San Marco.
Chiesa cara agli ex della fiamma perché lì viene celebrata la messa in suffragio del Duce, ups, del duce...
e perché proprio lì a 50 metri, Benito incontrava la sua folla adorante dal balcone di Palazzo Venezia.
Sembrava, Gennaro, nel suo eloquio pieno di pathos e di dignità,  il Marc'Antonio di Shakespeare che ricordava Cesare.
Ci mancava solo  "Amici, romani, compatrioti"...stessa sofferenza per il Padre perduto e per il padre tradito dal figlio Bruto; 
stessa lucidità nel narrare le doti, i pregi, la generosità e la lungimiranza di colui che è stato per tante generazioni un "Maestro spirituale".
Ex ventenni ora incanutiti e incravattati, tanti giovani col chiodo, tante donne in religioso silenzio e fazzoletto agli occhi per trattenere le lacrime, commosse dalle parole di Gennaro. Che andava a braccio, da grande retore qual è.
All'inizio, silenzio assoluto, tante persone impettite ad ascoltare la voce di colui che ha guidato per anni il
Secolo d'Italia nella stagione più esaltante delle vittorie di Alleanza nazionale.
Quando la pagina culturale, guidata da Aldo Di Lello, ripercorreva senza mai cadere nel nostalgismo,
il pensiero forte di personaggi che hanno fatto la storia della destra culturale italiana.
Del resto, per quella generazione, il fascismo era 'solo' una fonte sorgiva pronta però a scendere giù per li colli e 'inquinarsi' e contaminarsi con il pensiero politico della modernità.
Una sfida possibile.
Non il Fascismo del Terzo Millennio, ma una destra onesta, sana portatrice degli ideali di Dio, Patria, e Famiglia.
Pensiero pesante, in contrapposizione al post moderno, al pensiero relativo, al precarità e alla transitorietà delle mode politiche dei senza dio, degli apolidi, delle coppie di fatto e delle coppie gay.
S'è perso, poi Gennaro. Perché Rauti non era poi quel gran conservatore, anzi era colui che aveva dato una nuova identità alla destra italiana: terzomondismo, associazionismo, socialità,
comunità, ambientalismo, antipenamortismo, ideatore del Campo Hobbit, e, infine, padre di quel Msi dello sfondamento a sinistra.
Un ossimoro che inquietava la destra conservatrice almirantiana tutta doppiopetto, legalitaria, filoatlantica, e penamortista.
Scenari malgieriani che mal si conciliano
con gli ideali rautiani della rivoluzione permanente, come un  Trotsky di destra.
Infatti, dopo un po', uno starnuto, un colpo di tosse, qualche sventolio di giornale, e l'incanto si spezza.
"Un'orazione funebre non può durare mezz'ora...cazzo Genna'"...
"Ma lui quando attacca...è difficile fermarlo" perso com'è nel continuo 'citazionismo' di autori misconosciuti...Spengler, Nietzsche, Von Salomon, Pino Romualdi, Enzo Erra, 
Junger e il suo 'Trattato del ribelle' bibbia per gli ex giovani del Fronte della Gioventù, e poi Rauti come Gramsci ma declinato in 'nero'...
Mai una volta ha nominato l''innominabile', Benito Mussolini:
quasi un dispetto per quella folla che, evocando storiche figure e odiati figuri, seppelliti nell'ignominia del tradimento, ma ancora vivi nell'immaginario neofascista, aveva dato del 'Badoglio' al presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Colpevole di  cosa? 
Di aver tradito Berlusconi? E che era il Duce?
Di aver rinnegato il fascismo?
Di aver affermato che le legge razziali sono state il male assoluto? Quale politico oggi, anche di destra, potrebbe mai affermare il contrario? Lo stesso Storace, che si è autoinnalzato a custode della memoria, si guarda bene dal farlo.
Cede una sola volta alla tradizione, Gennaro quando usa per tre volte la parola 'camerata'.
Poi si ferma. Subito dopo, prende la parola Manfredi, il nipote di Pino,
figlio di Gianni Alemanno e di Isabella Rauti.
E declama una poesia: non una sua poesia, o un componimento di un giovane poeta contemporaneo, ma il simbolo della follia e genialità negletta, misconosciuta, reietta.
Un'altra figura da tragedia greca: legge una poesia di Ezra Pound, tratta dai Canti Pisani, lievemente disturbata nella sua bellezza da quell' accento un po' troppo romanesco.

Conclude Isabella Rauti: lucida, quasi fredda prende la parola e senza nessun timore di apparire puntigliosa o inopportuna, al limite della maleducazione dice:
"Mio padre non era un conservatore, né un reazionario.
Dissento da Gennaro".
Dissentire.
Nel nome della rivoluzione. 
Anche ai funerali degli altri,
gli ex 'proscritti' riescono a sotterrarsi da vivi.  













martedì 30 ottobre 2012

Monti al Wef, tutti austeri con donne su tacco 15

Magnifico esemplare di 'gambe wef' ottimamente 'scarpate' con tacco 15...
Se l'Italia corre su queste gambe...


Sì i destini del mondo, sì la reputazione internazionale dell'Italia.
Ma vuoi mettere il magnamagna?
Il mega forum organizzato dal World Economic Forum a Villa Madama per
il  Presidente del Consiglio Monti con i 'chiodi' dell'economia e della finanza italiana, anticipato dalle  Cicaline una settimana fa (Leggi),
è finito attorno a belle tavole imbandite.
Tavoli per due, il cosiddetto 'Table for two' ispirato al mangiare sano, con piatti preparati dalla chef del ristorante della Trussardi, che era tra gli invitati al club superesclusivo: una colazione di lavoro rigorosamente offerta da lei, senza tema di incorrere in imbarazzanti conflitti d'intresse.
Un menù territoriale, con involtini di melanzane, pasta al salmone e torta rustica di carciofi e spinaci.
Centrotrenta persone a gustare le leccornie enogastronomiche italiane parlando di competetività dei
"‎​Paesi europei che va armonizzata", bla bla,
"l'economia rilanciata", ecc, ecc,
"la immagine del sistema Italia recuperata", sì sì,
gnamme gnamme.
​Tutti business attire ...
inclusa la Todini...
Passaporti e nominativi controllati a tutti,  anche agli onorevoli, che zitti zitti ingrossavano la fila
per una melanzana e un carciofio.
Per questo bastava andare in giro a Campo de' Fiori.
Sai quanti ne beccavano...


Agenzia digitale: il Governo Monti punta su Ragosa



Agenzia digitale:
pronti!Partenza...
Blackout!
Il Consiglio dei Ministri di oggi nominerà- forse- Agostino Ragosa primo direttore generale della neonata
Agenzia Digitale Italiana.
Un nome, una garanzia che tanto piace... ai monopolisti di Stato.
Ragosa, 62 anni, ingegnere laureatosi al Politecnico di Napoli,
una vita spesa nell'Information Technology, ha sbaragliato i circa 200 curricula arrivati per l'ambita posizione.
(A proposito, in nome della trasparenza, non sarebbe possibile dare una sbirciatina a questi cv?) 
Ricco di un'esperienza professionale di indiscussa capacità, Agostino ha seguito passo passo i processi innovativi
delle Tlc italiane.
Prima a Telecom Italia, poi a Telespazio, Telesoft, e Atesia, ha ricoperto il ruolo di direttore operativo in Italcable prima di approdare alle Poste Italiane.
Una storia di tutto rispetto, con qualche ombra.
La sua possibile nomina infatti getta in allarme
le aziende private competitors di quelle pubbliche.
Il suo- dicono i ben informati- è un profilo da monopolista che non garantisce terzietà rispetto al libero mercato.
C'è poi un aspetto puramente tecnologico.
Ragosa non ha realizzato alcunché di innovativo.
Non è un manager 2.0,  perché- si osserva- i processi di informatizzazione tecnologica delle Poste sono stati di fatto appaltati all'Ibm, ad Hp e a Telecom.
Una triangolazione che lo scorso anno assurse ai disonori delle cronache per il collasso informatico degli sportelli per il pagamento delle pensioni e dei conti correnti di cittadini e imprese con tanto di denunce da parte delle associazioni dei consumatori.
 Un disservizio durato circa una settimana che gettò nel panico le Poste e gli utenti tanto da essere oggetto di tre interrogazioni (Pd, Udc e Lega Nord).
Per l'introduzione di quel nuovo sistema informatico, Poste Italiane ha speso, o meglio 'investito', circa 210milioni di euro per il rinnovo della dotazione hardware presso gli uffici postali, e 204 milioni di euro per lo sviluppo di software
sia all’interno del Gruppo a supporto della piattaforma infrastrutturale IT, sia dalla Capogruppo per attività del bancoposta come si legge sulla relazione finanziaria annuale del 2011. 
Ragosa è stato tra i principali promotori di questa 'infrastrutturazione tecnologica'.
E quindi tra i principali responsabili del 'baco' postale
che 'appanicò' 14 mila uffici disseminati in Italia.
Oggi,  il suo nome, quello di Agostino Ragosa è in pole
position per la rivoluzione 2.0 della pubblica amministrazione italiana e per lo sviluppo delle nostre start up
made in Italy.

Come diceva un altro Agostino, Sant'Agostino:
"Sbagliare è umano. Perseverare è diabolico".


 

giovedì 25 ottobre 2012

Monti al WEF: Poteri forti per risollevare quelli deboli

  

 
Una carrellata di poteri forti a porte chiuse...
Il 30 ottobre a Villa Madama, sotto l'egida del ministero degli Affari Esteri, e lo sguardo attento del tecnopremier Monti,
 la creme de la creme della politica italiana s'incontrerà con i vertici del mondo, Word Economic Forum e i vertici del mondo incontreranno i vertici dell'economia italiana.
Basta dare un'occhiata agli ospiti per capire che si tratta di roba seria.
Se fossero tutti generali, si potrebbe gridare al golpe.
Invece, questi gentlemen il 30 ottobre si vedranno 'solo' per risollevare le sorti internazionali dell'Italia.
Un summit nel quale sfileranno i pezzi forti del governo tecnico: oltre al presidente del Consiglio, ci saranno i ministri Grilli, Passera, Moavero, Terzi di Sant'Agata come padrone di casa, il vertici della Banca d'Italia, con Ignazio Visco, il Presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini,il vicepresidente della Morgan Stanley International, Domenico Siniscalco, Jacopo Morelli presidente di Confindustria Giovani, l'ad di Rcs Pietro Scott Jovane, imprenditori come Paolo Merloni, Stefano Micossi direttore generale di Assonomine, Giovanni Bossi, ad della Banca Ifis spa, il presidente dell'Eni Giuseppe Recchi, Marco Giovannini, Presidente e Amministratore Delegato di Guala Closures Group, Andrea Illy presidente di Illy Caffè, Enrico T. Cucchiani ceo  di Intesa Sanpaolo SpA, Alessandro Castellano ad di Sace SpA
Gianfelice Rocca,  presidente di Techint, Nerio Alessandri fondatore e presidente di Technogym SPA,
Flavio Cattaneo ad di Terna SpA, Beatrice Trussardi presidente e ad di Trussardi Group e last, but not least, 
lo sciarpato Diego Della Valle presidente del gruppo Tod's.
Insomma, la summa della finanza e dell'economia italiana. 
Tema: 'Rebuilding Europe's competitiviness', ovvero, ricostruire la competitività europea.
Partendo dall'Italia.
Questo,  il titolo non lo dice ma visto che ci sono solo italiani, lo diciamo noi.   
A dare il benvenuto, il fondatore e guru del World Economic Forum
Klaus Schwab.

La nuova Davos italiana parte da Villa Madama?
L'unica cosa certa è che il presidente Monti
interverrà dopo Schwab ed è stato proprio il senatore a vita, potenziale futuro presidente del Consiglio eletto, il principale supporter di questo vertice.
Cosa si diranno, sarà difficile saperlo.
I media non sono stati invitati.
Tenete a bada gli appetiti, dunque.
Il potere vero, quando decide, con la stampa non parla.
E se lo fa, è solo per notifica.

mercoledì 24 ottobre 2012

Mibac: Nastasi lascia il gabinetto di Ornarghi senza neppure l'onore delle armi...

Lo abbiamo scoperto solo oggi, 'galeotta' la cicalata 'melandrina'.
Il potentissimo Salvo Nastasi non è più capo di Gabinetto del Ministero dei Beni Culturali,
ruolo che aveva  durante il mandato di Sandro Bondi e Giancarlo Galan.
Il delicatissimo ruolo ora è in capo ad Adriano Rasi Caldogno.
L'avvicendamento si vociferava già ad agosto,  ma l'ufficializzazione è arrivata  a settembre.
La notizia è stata considerata una 'non notizia' dal Ministero del Beni Culturali tanto
che facendo una ricerca sul sito del ministero non siamo riusciti a trovare alcuna informazione relativa
al cambio di guardia.
Strano.
Il ruolo di Nastasi è sempre stato piuttosto 'chiacchierato', come si dice nella Città Eterna.
Non solo per le sue liaisons politico-istituzionali-sentimentali,
ma anche per il peso specifico dell'uomo, il cui nome è stato fatto
nelle  intercettazioni sulla P4 vicenda Bisignani e nella
gestione dei fondi Arcus.
Un profilo a tutto tondo sul quale sono volate numerose interrogazioni, tra le quali quella del sen. Lannutti dell'Idv.
Nastasi, che da capo di gabinetto manteneva anche l'incarico di direttore generale dello Spettacolo dal Vivo oggi (che a tutt'oggi conserva) è stato dunque fortemente ridimensionato anche se lo stipendio è comunque ragguardevole:
160mila euro lordi all'anno.
Questo cambiamento è passato sotto traccia, o quasi.
Ne ha parlato soltanto l'Adn Kronos che con un lancio di quattro righe quattro - chapeau-  informa il 31 luglio dell'avvicendamento citando fonti non ufficiali.
Nulla invece si sa degli emolumenti per il  nuovo responsabile del Gabinetto, Cardogno,
la cui nomina è avvenuta il 1^ settembre.  
L'attuale responsabile del Gabinetto, per l'operazione trasparenza, è elencato sul sito del Mibac ma privo della relativa informazione sullo stipendio.
Insomma, ancora una volta, il governo degli Ottimati, guidato dall'ottimo Monti,
usa la tecnica del 'vedo-non vedo'.
Nuovi Gabinetti, stessa merda!