Autodichia: scrive il deputato Pino Pisicchio in una lettera al Corriere della Sera (p.27): "Accade (...) che l'Autodichia oggi venga usata male. (...) Allora cerchiamo di agire con onesta intellettuale e nel pacchetto delle riforme necessarie, da condividere bipartisan, mettiamoci pure l'autodichia parlamentare, devolvendo a un organo terzo, come la Corte Costituzionale le competenze che agli artt. 65, 66 e 68 riservano alle Camere. La politica, dunque, torni a fare la politica e non assomigli più alla chiusa corporazione chiamata a giudicare 'in causa propria'".
Un ottimo Pisicchio oggi affronta sul quotidiano di via Solferino un tema solo in apparenza squisitamente politico-costituzionale. Gli articoli citati si riferiscono infatti alle norme costituzionali che sanciscono l'autonomia delle Camere sulla ineleggibilità, incompatibilità dei senatori e dei deputati (65), sull'esclusiva giudicabilità parlamentare dei titoli di ammissione (66), sulla libertà di espressione del parlamentare nell'esercizio del suo mandato e sulla necessità delle autorizzazioni delle Camere per il via libera alle perquisizioni, arresto, intercettazioni, ecc.ecc.
Ma c'è un altro aspetto che attiene all'autodichia declinata in termini amministrativi e contabili delle Camere. Una evoluzione degenerativa dell'autodichia politica e non sancita dalla Costituzione: quella che rende al di sopra di ogni controllo della Corte dei Conti le spese effettuate dal Quirinale, dalla Corte Costituzionale, il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati.
Allora, aggiungiamo alle eccellenti osservazioni di Pisicchio, (la necessità di trovare un riforma bipartisan sulle attinenze parlamentari dell'autodichia), la ricerca di una riforma tripartisan sulle competenze economico-amministrative dell'autodichia che rende le quattro istituzioni del Paese territorio off limits ai rendering contabili esterni. Il prefisso 'tri' indica l'obbligatoria convergenza su tale scottante tema
delle alte burocrazie di questi apparati istituzionali che spesso usano questa loro esclusività per spendere e spandere senza che l'opinione pubblica possa farsi- appunto- un'opinione...
Il che, nell'era della web transparency e democracy non è cosa da poco.
Un ottimo Pisicchio oggi affronta sul quotidiano di via Solferino un tema solo in apparenza squisitamente politico-costituzionale. Gli articoli citati si riferiscono infatti alle norme costituzionali che sanciscono l'autonomia delle Camere sulla ineleggibilità, incompatibilità dei senatori e dei deputati (65), sull'esclusiva giudicabilità parlamentare dei titoli di ammissione (66), sulla libertà di espressione del parlamentare nell'esercizio del suo mandato e sulla necessità delle autorizzazioni delle Camere per il via libera alle perquisizioni, arresto, intercettazioni, ecc.ecc.
Ma c'è un altro aspetto che attiene all'autodichia declinata in termini amministrativi e contabili delle Camere. Una evoluzione degenerativa dell'autodichia politica e non sancita dalla Costituzione: quella che rende al di sopra di ogni controllo della Corte dei Conti le spese effettuate dal Quirinale, dalla Corte Costituzionale, il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati.
Allora, aggiungiamo alle eccellenti osservazioni di Pisicchio, (la necessità di trovare un riforma bipartisan sulle attinenze parlamentari dell'autodichia), la ricerca di una riforma tripartisan sulle competenze economico-amministrative dell'autodichia che rende le quattro istituzioni del Paese territorio off limits ai rendering contabili esterni. Il prefisso 'tri' indica l'obbligatoria convergenza su tale scottante tema
delle alte burocrazie di questi apparati istituzionali che spesso usano questa loro esclusività per spendere e spandere senza che l'opinione pubblica possa farsi- appunto- un'opinione...
Il che, nell'era della web transparency e democracy non è cosa da poco.

